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Quando, il 19 dicembre del 2018, Ole Gunnar Solskjaer diventò allenatore ad interim del Manchester United, prendendo il posto di Josè Mourinho, scrissi che non avrebbe mai vinto niente, suscitando come al solito un vespaio di commenti e opinioni avversi su Calciomercato.com.

Ora, che da qualche giorno, Solskjaer è stato esonerato, nessuno si ricorda più della mia previsione, ma io non posso certamente esimermi dal rafforzarla e ribadirla: se non ha vinto con lo United, cioé una delle squadre più forti del mondo, che in questi anni ha speso centinaia di milioni di euro per conquistare la Premier e la Champions, dove mai potrà riuscire nell’impresa un allenatore che nel suo palmarès ha due campionati, una Coppa e una Supercoppa di quella potenza calcistica chiamata Norvegia?

Eppure allo United era partito bene. Le prime sei partite le vince tutte, come neanche Matt Busby aveva fatto, nel lontano 1946: quel mitico coach arrivò cinque.

Immaginatevi i peana dei commentatori anti-Mourinho: avete visto? Solskjaer sì che sa come prendere i giocatori! Solskjaer sì sa come gestire uno spogliatoio! E sapete perché? Perché Solskjaer è stato calciatore, impersona l’anima dello United, mentre Mourinho non ha mai giocato ed è un mercenario che va dove gli danno da lavorare.

Se ne sentono di tutti i colori. Figurarsi quando lo United espugna il Parco dei Principi, eliminando il Paris Saint Germain, agli ottavi di Champions. Alex Ferguson e i proprietari americani sono talmente entusiasti di Solskjaer che gli rinnovano il contratto per tre anni.

Peccato che da lì in avanti, Solskjaer si dimostri il mediocre che è stato, è e sarà. Eliminato ai quarti di Champions dal Barcellona, eliminato nei quarti di FA Cup dal Wolverhampton, sesto in classifica nella Premier, quindi qualificato solo all’ Europa League.

La stagione successiva, 2019/2020, grazie ad un buon girone di ritorno - in particolare nel post-lockdown - chiude il campionato al terzo posto, qualificandosi per la Premier. Ma nelle Coppe è il solito disastro: eliminato in semifinale di FA Cup dal Chelsea e in quella di Coppa di Lega dal Manchester City. Il peggio capita in Europa League dove viene estromesso dal Siviglia.
Comincia male anche il 2020/2021 perché esce subito ai gironi di Champions (terzo dietro Psg e RB Lipsia), tuttavia ha il merito di raggiungere la finale di Europa League. Naturalmente la perde, questa volta ai rigori. Una sequela di fallimenti anche nelle Coppe nazionali. In FA Cup viene eliminato ai quarti dal Leicester, poi campione, mentre in Coppa di Lega esce con il Manchester City in semifinale.

Va meglio in Premier anche se, ovviamente, non vince: è secondo a dodici punti dal City, i rivali che lo hanno quasi sempre battuto.

Questo risultato è sufficiente alla dirigenza del Manchester United per proporre a Solskjaer - è il 24 luglio - un altro sontuoso contratto fino al 2024, con opzione per l’anno successivo.

Siamo a quest’anno. In Premier lo United va male e in Champions si salva sempre in extremis e grazie a Ronaldo (l’Atalanta, ma anche il Villarreal, ne sanno qualcosa). Poi arrivano due rovesci che segnano la sorte di Solskjaer: la sconfitta interna con il Liverpool (0-5) e quella, non meno dolorosa, in casa del Wattford (4-1).

Il Manchester United è nel pantano e, dopo una riunione di cinque ore, proprietà e Ferguson (che lo aveva sempre protetto e salvato), decidono di esonerare Solskjaer: nove milioni di buonuscita sono una consolazione che dovrebbe consigliarlo a passare il resto della vita a guardare partite senza fare altri danni.

Intanto Mourinho resta l’unico ad aver vinto allo United, dopo il lungo e splendido periodo di Alex Ferguson. Il portoghese ha conquistato l’Europa League, una Coppa di Lega e una Supercoppa inglese. Dopo di lui il diluvio. Anzi Solskjaer.