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    Spalletti: 'Addio? Mi faccio male da solo ma è un atto d'amore, non voglio allenare contro il Napoli’

    Spalletti: 'Addio? Mi faccio male da solo ma è un atto d'amore, non voglio allenare contro il Napoli’

    • Giovanni Annunziata, inviato
    Quella di domani sarà l'ultima gara di Luciano Spalletti sulla panchina del Napoli. Alla vigilia del match contro la Sampdoria il tecnico toscano parla in conferenza stampa, iniziando dai ringraziamenti: "Ringrazio tutti quelli che ho incontrato in questi due anni per me indimenticabili, un gruppo straordinario, una città nata per il calcio, i tifosi in tutto il mondo, i bambini che mi hanno abbracciato inondandomi con il loro futuro azzurro. Ringrazio tutta la squadra, lo staff, i dirigenti, i dipendenti del club, il presidente e la società tutta. A voi giornalisti vi ho ringraziato l'altra volta".

    ABBRACCIO CON DE LAURENTIIS - "Nell'aria c'è questa divisione ma io non voglio che ci sia qualcuno che annulli l'altro. Abbiamo lavorato insieme, d'accordo, è stato un trionfo. Ho voluto annullare questa insidia che si sente nell'aria".

    CONSIGLIO AL SUCCESSORE - "Non ho possibilità di dare consigli agli altri, anzi i consigli si chiedono. Non so consigliare chi verrà, neppure chi prendere".

    COSA PORTERÀ VIA - "Mi piacerebbe avere tre cose da portare via. Quando abbiamo capito quest'anno che avremmo potuto raggiungere qualcosa di incredibile ho iniziato a dire alla squadra che avremmo potuto vedere una squadra esplodere di gioia. Ora mi rendo conto che ho parlato per mesi di qualcosa di cui non conoscevo neanche io la reale dimensione. Dico che Napoli non va immaginata ma vissuta. Tre cose da portar via? Una ce l'ho già, sono sempre stato un po' napoletano e avevo bisogno di questi due anni per diventarlo del tutto. Da portar via ho un pattino, un cavallo (che mi ricorda i miei calciatori e la forza esercitata dai ragazzi) e un crocifisso, per la fede. Sono le tre cose da portar via, trovatemi un cavallo".

    RISPOSTA PRONTA - "Ogni volta che vengo in conferenza stampa mi butto giù delle risposte e in base alle domande ce le metto dentro comunque a prescindere. Me l'hanno insegnato quelli che ho conosciuto, bisogna prendere le domande che ti fanno e portare il discorso dove si vuole".

    IL MOMENTO DECISIVO - "Sono tanti i momenti determinanti della stagione, abbiamo detto più volte degli allenamenti soprattutto. Anche oggi che non c'è più nulla in ballo la squadra andava forte e questo fa capire che c'è futuro per questo gruppo. Siamo riusciti a costruire qualcosa in pochissimo tempo, c'è margine per sviluppare più cose".

    I SALUTI - "Ci siamo abbracciati con i calciatori e questa è una cosa difficile da superare perché poi viene il pensiero se hai fatto bene o male a prendere questa decisione. In questi giorni, iniziandomi ad immaginare lontano da questa squadra e questa gente, ho realizzato quanto sia difficile arrivare a prendere questa decisione. Il cuore in alcuni momenti dice che dovresti continuare perché lasci una squadra fortissima con delle basi su cui costruire. Però l'amore per tutto ciò che mi circonda in questo momento, che mi avvolge in tutto quello che ho ora, è quello che mi ha dato la forza di accettare la decisione presa. Probabilmente non ero più in grado di portare la felicità che meritano, te ne rendi conto toccando con mano la dimensione dell'affetto, andando in giro per la città".

    CITTADINANZA ONORARIA - "Mi emoziona tantissimo la possibilità di diventare cittadino onorario di Napoli. Mi piace pensare che anche tra 10 anni potrò tornare qui ed essere amico di tante persone. Mi piace poter ritornare in quei luoghi dove ritrovo tutto questo affetto, in quei ristoranti dove ho mangiato benissimo".

    MOMENTI MIGLIORI E PEGGIORI - "Il momento più bello è stato a Udine, quando l'arbitro ha fischiato la fine della partita decretandoci campioni. Quello più brutto è stato lo scorso anno a Empoli".

    PERCORSO PER L'ADDIO - "Da un punto di vista mio è tutto chiaro per il futuro. C'è stato un momento in cui il presidente ha detto delle cose a voi, però 
    Dopo lui mi ha dato un appuntamento e a quella cena abbiamo sistemato tutto in un quarto d'ora, anche disturbati dalla bontà del cibo, ma siamo stati lucidi nel concludere il motivo della cena. Ci siamo lasciati che il presidente avrebbe comunicato questa conclusione e poi basta. Qualcuno ha fatto allusioni, ma io non sono uno che cambia idea facilmente. Mi faccio un po' di male in questo caso? Non mi interessa, ho già detto che ho dato tutto e lasciare ora è un autentico atto d'amore. Se lascio non ho smesso d'amare ma è perché ho speso tutto quello che avevo e chi spende tutto quello che ha è perché ama quello che fa. Non ho più le energie per essere all'altezza di ciò che si ama. Allora si fanno passi indietro e si lascia. Due passaggi importanti, lo scorso anno e questo per proiettare il Napoli nel futuro. Io di coraggio ne ho finché vuole, perché il coraggio non lo ha chi scrive tutta la settimana ciò che gli pare e poi non vengono in conferenza stampa".

    SU KVARATSKHELIA - "Kvara era uno chiacchierato dagli osservatori, poi c'era da immaginarselo in un campionato più importante come quello italiano e bisognava che fosse dentro quel recinto di calciatori che potevamo prendere. Anche l'anno scorso siamo stati attenti a identificare quelli che potevamo prendere per stipendio e per costo. Poi dovevamo sostituire un calciatore fortissimo come Insigne e poi dovevamo prenderlo simile per caratteristiche. Per cui Giuntoli lo tirò fuori tra questi nomi. Ho lavorato 5 anni in Russia, lui ci ha giocato e ho fatto delle domande a chi conosco. De Laurentiis era perplesso inizialmente, però l'abbiamo visto, io e Giuntoli ne eravamo convinti. Brava la società a prenderlo con Giuntoli. Poi lui è stato bravo a metterci ancora più roba, si è messo a disposizione, ascoltava, sgranava gli occhi per capire cosa fare. Gli ho visto fare rincorse e contrasti che prima non faceva. Un processo di cose da metterci dentro per fare una partita. Ha mostrato una qualità, una dolcezza nel toccare palla, a Napoli si dice 'doce doce'. Ha imprevedibilità, crea sconquasso per la difesa avversaria, calcia di destro, di sinistro, ha segnato di testa, ha due cosce importanti, nel salto va in cielo. Quando si deciderà ad andare a colpire di testa dimostrerà di essere fortissimo anche lì. Ha tutto dalla sua parte, potete stare tranquilli che avete in Georgia un grandissimo campione. Non commenta ciò che fanno i compagni di squadra, ma mette a posto ciò che loro non fanno. Bravi voi (georgiani, ndr). È uno che si avvicina a Maradona negli strappi, nella rapidità, in queste qualità. Lui riesce ad avere una frequenza di passi incredibile, un grandissimo campione".

    RAMMARICO - "Coppa Italia un rammarico? Quando sono arrivato il presidente mi ha detto 'A me non frega niente della Coppa Italia'. Lo abbiamo preso in parola. C'era da tornare tra le prime quattro e così abbiamo fatto. Poi lui è stato bravo a prendersi responsabilità e abbiamo risistemato tante cose: abbiamo fatto secondo me quattro anni in due per il lavoro venuto fuori. Io ho imparato a essere un po' imprenditore avendo a che fare con lui. Lui avrà imparato un po' di più ad essere allenatore ma di calcio già ne capiva tanto prima".

    FORMAZIONE - "Stamani non si è allenato Demme, così come Olivera. Mario Rui è stato fuori. Mi piacerebbe che quelli che hanno giocato più spesso fossero un po' presenti dentro la partita. C'è da fare qualche valutazione. La formazione sarà molto simile a quella che ha giocato più spesso, anche se a voi non va bene".

    MESSAGGIO A CHI SI AVVICINA AL CALCIO - "Ringrazio tutti i bambiin che mi hanno abbracciato riempiendomi del loro futuro azzurro. AVranno un'indelebile passione per dare seguito a quella che è la caratteristica di questa città, la forza di questa città da un punto di vista calcistico. Ho amici che sono venuti da tutte le parti per vedere questa festa e non possono entrare allo stadio perché non ci sono più biglietti ma vogliono vedere la città. La città è stata brava ad accogliere, ad essere disponibile con qualsiasi persona venuta qui per festeggiare. Napoli ha dimostrato che la felicità non ha confini, non ha bandiere".

    FUTURO CONTRO IL NAPOLI - "Io non voglio allenare contro il Napoli, non voglio mettermi una tuta che sia differente da quella del Napoli. L'ho detto subito in quella cena con De Laurentiis. Poi a fine anno si guarda dove siamo. Esco dalla panchina, mi vado a sedere in tribuna e guardo il Napoli. Anche dalla televisione si vede bene lo stesso. 

    TATUAGGIO - "Non tutte le cicatrici sono il ricordo di un dolore, ce ne sono alcune che si portano dietro cose bellissime come il tatuaggio. L'ho fatto sul braccio per avercelo  sempre sotto gli occhi. Il tatuaggio sarà la mia cicatrice bella".

    SU GIULIA - "C'è un passaggio che non avremmo voluto fare, quello che è successo a Giulia. Era molto tifosa del Napoli. Gli uomini che picchiano una donna mostrano la loro vigliaccheria, qui si sta diventando disumani. Quando un uomo uccide una donna uccide tante volte, lei, il bambino e i bambini che sarebbero potuti nascere. Ha ucciso la vita. Noi abbiamo scelto un'immagine, quella di madre e figlio che vanno insieme al Maradona mano per mano al Maradona per vedere la partita. Chi pensa di risolvere le cose con la violenza deve sapere che è un perdente senza futuro".

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