Qui non si discutono le conoscenze tecniche di Spalletti, che non hanno molti eguali: la sua preparazione è fuori discussione. Un allenatore, però, non è solo un uomo di campo, altrimenti sarebbe troppo facile: è anche un uomo di spogliatoio, di società, di relazioni esterne, di rapporti interni. E in questo lui, Spalletti, è un disastro.

 

Spalletti ha spaccato la Roma, accusando Roma: c’era sempre qualcuno contro, un responsabile, un colpevole. E, ovviamente, non era mai lui: una volta l’ambiente, un’altra Totti, un’altra ancora i giornalisti. Quando se n’è andato all'Inter, a Milano si sono convinti che nella capitale il problema fosse la città, non lui. Niente di più sbagliato.

 

Finché l’Inter ha vinto, lo hanno dipinto come l’uomo della provvidenza, sordi alle raccomandazioni che arrivavano da Roma: se un giorno avrà qualche difficoltà, perderà la testa. Detto, fatto. Delle ultime undici partite, Coppa Italia compresa, ne ha vinta una, contro il Bologna in nove (ha pareggiato pure col Pordenone). Ed è cominciato lo show.

 

Quanto ha dichiarato ieri, è ai limiti del delirio. E non ci riferiamo alle polemiche con Totti e Di Francesco, quelle sono beghe personali. Sono incredibili le accuse che ha rivolto ai dirigenti dell’Inter, rei - secondo lui - di raccontare ai giornalisti le trattative dei nerazzurri, creando problemi all’interno. Ci limitiamo a tre riflessioni: 1) non esiste una squadra su cui non escono indiscrezioni di mercato; 2) non esiste un allenatore che punti il dito pubblicamente contro i propri dirigenti con questa forza, forse nemmeno tra i dilettanti; 3) è stato Spalletti stesso a dichiarare più e più volte che l’Inter necessitava di rinforzi, indicando addirittura ruoli e caratteristiche dei calciatori da acquistare.

 

In una società normale Spalletti non si sarebbe mai permesso certe considerazioni e, se lo avesse fatto, oggi rischierebbe il posto. L’Inter, però, non lo è. E allora avanti così, in attesa che Luciano finisca la sua opera di disgregazione nerazzurra.

@steagresti