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"Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli". Il mantra di Luciano Spalletti torna d'attualità in casa Inter. La squadra è in crisi di gol, risultati, gioco e identità. Come uscirne? Domanda da un milione di dollari. Ancora prima c'è un'altra questione: con chi uscirne? Almeno per il momento Spalletti è stato confermato, ma non può farcela da solo. Così non ce la farebbe neanche Conte, come a suo tempo non ce la fece Lippi. Serve l'aiuto di tutti: società, giocatori e tifosi. 

Chiuso il mercato invernale (Cedric Soares al posto di Vrsaljko non avrà lo stesso impatto che ci fu l'anno scorso con Rafinha), la dirigenza non può più regalare altri rinforzi all'allenatore. Ma deve legittimarlo agli occhi della squadra, che deve prendersi le proprie responsabilità e reagire sabato a Parma. Il fatto che la prossima partita di campionato sia in trasferta non è un male, ripensando ai fischi di San Siro piovuti già a una decina di minuti dal calcio d'inizio di Inter-Bologna. 

Perisic e Nainggolan sono stati tra i più bersagliati, ma Spalletti fa bene a cercare di recuperarli. Per motivi di mercato (per non svalutarli ulteriormente) e soprattutto di campo. Se tornano entrambi al top l'Inter non perderà posizioni in classifica, altrimenti rischia di fallire la qualificazione alla prossima Champions League. Anche perché il centrocampo è il reparto più debole e, senza di loro, lo sarebbe ancora di più. 

Spalletti dovrà inventarsi qualche novità a livello tattico (Ranocchia centravanti è stata la mossa della disperazione), ma innanzitutto deve lavorare specialmente sull'aspetto psicologico, recuperando cattiveria agonistica e voglia di vincere, oltre a togliere paura. Perché ora la squadra è molto fragile mentalmente e alle prime difficoltà va subito in confusione. Però, come diceva Moratti, i fischi di San Siro non devono essere un alibi. "Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli".