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Riccardo Pecini oggi compie gli anni. Gli auguri sono d’obbligo ma non solo per il compleanno. Per noi che trattiamo della ‘pedata spezzina’ i migliori auspici sono soprattutto rivolti all’indirizzo tecnico che l’uomo di Codiponte vorrà dare a questa sua seconda stagione come Chief Football Operations Officer in seno al club ligure. Sono giorni caldi, anzi bollenti, e non solo per l’anticiclone africano che imperversa su mezza Europa, ma per dare una quadra convinta e convincente alla squadra e all’assetto tecnico dei collaboratori tecnici dopo aver individuato in Luca Gotti il successore di Thiago Motta.


Certo ci sono da risolvere certi aspetti  di natura economica che quel galantuomo del ‘soldato Thiago’ pretende non per sé ma per il suo staff e che andrebbero risolti all’istante senza tergiversare oltremodo, c’è da reinserire quella figura fondamentale di Direttore Sportivo maldestramente depennata dall’organigramma societario solo 12 mesi fa, e c’è una squadra da revisionare alla luce anche di una sentenza, quella del Tas di Losanna, che di fatto ha scombussolato buona parte delle strategie, passando da un mercato bloccato ad uno completamente aperto. Tre questioni basilari, non quisquiglie, da risolvere nel giro delle prossime due settimane anche perché a breve giro di posta il circo si rimette in movimento.
 
 
Non abbiamo mai creduto ne ora crediamo a sistemi di gioco dogmatici, nel senso che tutti sono validi e viceversa: il punto caso mai è come renderli tali, cioè validi. Ecco che allora entra in scena la qualità dei giocatori e le loro caratteristiche. Da Marino in avanti sempre e solo 4-3-3, l’unico marchio di fabbrica di questi ultimi anni in casa Spezia che invece ha cambiato e spesso il manico: Marino, Italiano, Motta ed ora Gotti, 4 allenatori in 5 stagioni sportive. Come a dire che alla fine questo modo di stare in campo sia stato e sia probabilmente quello che si è adattato meglio alle caratteristiche degli attori ma anche alle dimensioni del campo che levando quasi 3 metri in larghezza toglie anche spazi per poter giocare in determinate maniere. Gotti da sempre assertore del 3-5-2 si adatterà oppure piegherà al suo credo tattico il profilo di questa squadra? Vedremo, sta di fatto che il mercato è pronto a fornirci indicazioni in tal senso.
 
 
L’ultimo capitolo lo vogliamo dedicare a Giulio Maggiore. C’è il rischio, ad oggi molto concreto, di perdere a parametro zero il giocatore simbolo di questa squadra. Un ragazzo che ha fatto della serietà (ricordate quando rinunciò ai Mondiali Under 20 per affrontare l’esame di maturità?) e dell’attaccamento a questi colori un proprio marchio di fabbrica, indissolubile. Ma è anche un professionista e come tale va inquadrato. Il ragazzo per ciò che ha dato meriterebbe un atto di fede e di riconoscenza che vada oltre gli steccati dei budget per legarlo a questa maglia per gli anni a seguire per farlo diventare il nuovo ‘Osvaldo Motto’ del nuovo millennio. E Giulio da parte sua può proiettare il suo nome nella storia di questo club, pur piccolo, ma pur sempre il suo club.Per le generazioni a venire.

Volere è potere si dice.