6
Arriva dalla Spagna una notizia che ha sconvolto il mondo delle consegne a domicilio. Glovo, il celebre servizio di corrieri fondato a Barcellona nel 2015 e che è stato acquisito nel dicembre 2021 dalla multinazionale tedesca Deliveroo Hero, ha ricevuto una multa di ben 79 milioni di euro dal Ministerio de Trabajo y Economìa Social(equivalente del nostro Ministero del Lavoro). Il ministro in carica Yolanda Dìaz avrebbe annunciato, di fatto, che la nota startup si sarebbe rifiutata di offrire contratti regolari a più di 10.600 rider nelle città di Barcellona e Valencia, divisi precisamente in 8.331 nella prima e 2.283 nella seconda, non rispettando perciò una legge in vigore dal 2021 che impone alle società di consegne a domicilio l’obbligo di stipulare rapporti contrattuali di lavoro con i fattorini, rendendoli dipendenti e non più autonomi. 

“Siamo di fronte a dei falsi autonomi e il peso della legge ricadrà su questa azienda” ha dichiarato alla stampa iberica Dìaz, che per “falsi autonomi” fa riferimento a lavoratori dipendenti ufficialmente riconosciuti come partite IVA. Le invettive, tuttavia, non sono terminate: “Questa azienda sta ostruendo l’operato degli ispettori del lavoro, e questo è molto grave in uno Stato sociale, democratico e di diritto, in cui le aziende devono rispettare la legge”. Pugno duro, quindi, nei confronti di Glovo, che dovrà rialzarsi dopo una vera e propria stangata sia dal punto di vista economico che da quello reputazionale, viste le numerose accuse a proprio carico che non le permettono di uscire macchiata dalla vicenda. 
Andando nello specifico, la legge in questione che Glovo avrebbe infranto si intitola “Ley Rider” ed è stata approvata dal parlamento spagnolo nell’Agosto dello scorso anno; come detto, si tratta di una norma dedita all’obbligo di stipulazione di un contratto per i dipendenti di tutte le aziende che operano nel settore delle consegne porta a porta, come Uber Eats, Just Eat, Stuart o la stessa Glovo. La multa è giunta a seguito di numerose indagini e diversi sondaggi compiuti tra i lavoratori dell’azienda, che si è tutelata definendosi un semplice “intermediario nella contrattazione di servizi tra conducenti e distributori”. Il tutto, però, ha trovato in disaccordo l’Ispettorato del Lavoro, che si è mosso nell’immediato per risolvere la questione.