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Strasburgo-Maccabi, secondo turno di qualificazione dell'Europa League, è finita 3 a 1. Ma il risultato passa in secondo piano rispetto a quanto è accaduto prima. Si può sintetizzare così: per difenderti ti punisco.
L’autorità di polizia francese e il governatore della contea di Strasburgo, avevano pensato bene di vietare bandiere israeliane oltre che segni distintivi della squadra e limitare l’ingresso di tifosi del Maccabi allo stadio de la Meinau. Il decreto proibiva a “qualsiasi persona che sostenga di essere tifoso del Maccabi Haifa FC o si comporti come tale, di guidare o parcheggiare su strade pubbliche” in buona parte del centro, vicino allo stadio e alla stazione. Inoltre solo a 600 dei 1000 tifosi israeliani, che avevano prenotato il biglietto poteva essere permesso l’ingresso allo stadio. Tifosi del Maccabì che non avevano, d’altra parte, dato mai luogo ad atteggiamenti o comportamenti violenti.

La ragione? Possibili manifestazioni, aggressioni e azioni antisemite. Dunque nella democraticissima Europa e nella sede del Parlamento europeo si pensa bene di non provocare bensì di tutelare i peggiori (cioè gli antisemiti) e di limitare la pacifica libertà di espressione e di testimonianza di liberi cittadini di un altro stato, arrivati in Francia a sostenere la propria squadra. D’altra parte, tempo fa a Parigi fu proibito a cittadini d’indossare la kippah, il tradizionale copricapo, segno di fede religiosa. Ma non sono state proibite manifestazioni e cortei antisemiti, nel principio della libertà d’espressione.

Un’ora prima della partita, l’ordinanza è stata ritirata, ma il danno e la figuraccia erano fatte. Il portavoce del Maccabi Haifa ha replicato che nella partita di ritorno, la squadra e la città saranno ben lieti di accogliere i tifosi dello Strasburgo, con i loro striscioni, le loro bandiere ed eventuali auto o pulmann, liberi di parcheggiare dove meglio credono. Concezioni diverse della libertà, dello Stato e dell’ordine pubblico.