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Gli ultimi a fare ammenda sono stati i signori di JP Morgan. Un portavoce della banca d'affari statunitense ha comunicato stamani, con poche ma significative parole, che era tutto sbagliato e da non rifare. “Abbiamo chiaramente equivocato le conseguenze e l'impatto che questo affare poteva avere sulla vasta comunità del calcio. Impareremo da questa lezione”. Una mossa indispensabile dopo il downgrade effettuato da Standard Ethics, agenzia che valuta criteri di eticità e sostenibilità degli attori economici. Il declassamento è stato causato proprio dalla copertura economico-finanziaria offerta all'abortita Superlega del calcio europeo. Che doveva essere l'affare calcistico del Ventunesimo Secolo e invece in sole 72 ore ha generato un epico disastro reputazionale per tutti i soggetti coinvolti e un valzer del pentimento sulla cui sincerità parecchio ci sarebbe da eccepire.

Ci si limita a registrare come tanta, e tanto tardiva, contrizione sia l'ennesima dimostrazione di quanto le big del calcio europeo avessero perso contatto non soltanto con la realtà economico-finanziaria del momento (aver provato l'azzardo dell'avidità in una fase di così ampia sofferenza globale è stato segno di somma insensibilità), ma anche col proprio popolo. Che è comunità, non “fan base”. La lista dei messaggi di scuse pubblicati dai siti web (non tutti) dei club dà la misura di uno spaesamento che è ancora più imperdonabile. Un analfabetismo sentimentale definitivamente messo a nudo.

TUTTE SCUSE – A partire dal 20 aprile, giorno delle prime defezioni, è stata una sequela di scuse. Termine che però va inteso nella sua duplice e ambivalente accezione. Da una parte quella che richiama all'idea di chiedere venia per riparare al torto commesso e cercare il perdono. Dall'altra, la “scusa” intesa come pretesto-giustificazione, argomento specioso che dà copertura etico-morale all'agire controverso. Ecco, i comunicati delle società secessioniste ma poi “pentite” (virgolette obbligatorie) sono densi di tanta doppiezza della scusa.
Hanno cominciato le inglesi, che hanno defezionato in blocco nel giro di poche ore. E fra esse le scuse più sincere sono state quelle dell'Arsenal, con un testo in cui addirittura si ammette che  sarà necessario molto tempo affinché la fiducia dei tifosi venga ristabilita. E dato il prevalere di un atteggiamento così contrito passa in secondo piano il discorso, ancora timidamente rivendicato, della ricerca di una maggiore stabilità finanziaria che era stata provata con l'adesione al torneo d'élite. Un po' meno autoflagellante il comunicato del Tottenham, che riprende le parole del presidente Daniel Levy con cui viene sottolineato il dispiacere “per l'inquietudine e il disappunto” suscitati. Viene aggiunto però che il club “credeva” di fare la cosa giusta. L'avesse almeno comunicata prima di farla, anziché darne notizia nottetempo in contemporanea con le altre 11 congiurate, avrebbe anche reso un minimo di credibilità a tali 'buone intenzioni'. Quanto alle altre quattro inglesi, i comunicati si fanno laconici.

Il Liverpool pubblica un testo di due paragrafi per quattro righe complessive, spese a dire che il piano di Superlega è stato interrotto (discontinued) in seguito alle sollecitazioni degli “stakeholder principali, sia interni che esterni”, cui viene anche dedicato un ringraziamento. Gli stakeholder vengono menzionati anche nel comunicato del Manchester United, e messi sullo stesso piano dei tifosi e del governo britannico come soggetti determinanti per generare il ripensamento. Tutti quanti vengono ringraziati per l'apporto, ma con un tono tale da dare l'impressione si sia trattato di scegliere la marca di cialde per le macchinette automatiche del caffè. Due paragrafi e sette righe complessive per il Chelsea, che si limita a dire di essere entrato e subito uscito dopo aver capito che il progetto non sarebbe stato d'interesse “per i club, i tifosi e la grande comunità del calcio”. Addirittura minimal il comunicato del Manchester City: il club si limita a confermare di avere avviato le procedure per uscire dal gruppo fondatore della manifestazione. Manco fosse un triangolare estivo.
LA REAZIONE DI FLORENTINO – Reazioni diverse dai tre club spagnoli. L'Atletico Madrid dedica quattro paragrafi e nove righe per annunciare il ritiro dal progetto, nato peraltro in un modo che adesso viene giudicato frettoloso. I colchoneros aggiungono che i tifosi rimangono il loro primo riferimento. Forse per un attimo avevano smesso di esserlo. Il comunicato del Barcellona prova invece a dilungarsi su quelli che erano parsi gli aspetti positivi del progetto. Ma poi, si lascia intendere, è stato fatto prevalere l'interesse dei tifosi. Un caso a parte, di natura clinica, è quello del Real Madrid. Dove evidentemente Florentino Pérez non l'ha ancora mandata giù. Non soltanto non è stato pubblicato un comunicato di rinuncia, ma è stato addirittura rimosso quello che nella tarda serata di domenica 18 aprile ufficializzava l'adesione. Fortuna che esiste la Way Back Machine.

LE ITALIANE – E veniamo al caso italiano, con tre comunicati identici nella concezione e nelle argomentazioni: del tipo “credevamo di fare la cosa giusta, ma s'è capito che buttava male e allora abbiamo mollato”. Tutte e tre concludono affermando che continueranno a lavorare per un calcio migliore, per quanto non si capisca quale sia e cosa significhi: Inter (“Con questa visione continueremo a lavorare insieme alle istituzioni e a tutte le parti interessate per il futuro dello sport che tutti amiamo”), Juventus (“Juventus rimane impegnata nella ricerca di costruzione di valore a lungo termine per la Società e per l’intero movimento calcistico”) e Milan (“Continueremo comunque ad impegnarci attivamente per definire un modello sostenibile per il mondo del calcio”). Mancava giusto il maldestro esercizio di copiato per completare la figuraccia.

@pippoevai