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Un anno fa di questi tempi Mario Balotelli campeggiava sulla copertina di France Football con un titolo che era tutto un programma: “Diamant ou boulet? - Diamante o bigiotteria?”. Quella domanda a distanza di dodici mesi ha perso importanza, perché Supermario non rappresenta più quell'argomento divisorio e dalla forza dirompente che per anni ha infervorato gli animi di tutti i tifosi. L'attaccante bresciano oggi sembra aver finalmente raggiunto una sorta di pace interiore e non è affatto paradossale che l'abbia trovata in una dimensione con una cornice “normale”come quella di Nizza e della Costa Azzurra, perché quando sei un eccesso da ogni punto di vista, la cosa più anticonformista che ti possa capitare è appunto la normalità, ovvero ciò che nessuno si aspetterebbe da te.

Balotelli a un certo punto della sua carriera e soprattutto della sua vita sembrava diventato una sorta di capro espiatorio collettivo, un enorme punchball mediatico con il quale tutti potevano trovare un facile sfogo. Ancora oggi molti provano per lui, un vero e proprio odio,perché ha commesso il più imperdonabile dei crimini per un vero appassionato, ovvero quello di buttare alle ortiche un talento che sembrava sconfinato e per il quale molti avevano previsto un destino da icona assoluta. E' questa la cosa che ha scandalizzato tutti più di tutto, cioè l'aver superato quella vetta - apparentemente invalicabile – che in passato era stata toccato da uno come Cassano... Balotelli in questo è riuscito ad andare ancora più in là, perché ha sprecato un talento forse anche maggiore rispetto a quello di Fantantonio, che pure già di suo era enorme.

Ma se ancora oggi c'è tutto questo rancore nei suoi confronti, probabilmente dipende soprattutto dal fatto ché prima c'è stato un grande amore, un amore vero, incondizionato, a tratti anche sconfinato, soprattutto da parte di una tifoseria come quella dell'Inter che in lui aveva intravisto la possibilità di un romanzo come quello che hanno scritto insieme Messi e il Barcellona. Un amore che però ben presto si rivelò sbagliato ma soprattutto tradito, da un gesto folle e sconsiderato, come quello che fece Mario quando scagliò brutalmente per terra la maglia nerazzurra, per di più alla fine di una partita epica come quella vinta per 3-1 nella semifinale di Champions League di andata contro il Barcellona nell'anno del Triplete. Un episodio definitivo, che fece capire in un istante a tutto il popolo nerazzurro, che nella testa di quel ragazzo c'era tutto, meno che l'amore nei confronti dei colori notturni della Beneamata.

Balotelli all'epoca - parliamo del 2010 – non aveva compiuto neanche 20 anni, ma la sua avventura all'Inter era già finita. Mourinho con lui provò sia la carota che il bastone, ma la prima non ha mai ingolosito Mario, preso da ben altri appetiti, e il secondo fini con lo spezzarsi contro di lui. Tanto che alla fine lo Special One dilagò in una sua specialità, ovvero l'arte dell'insulto, come quella volta che parlò di neuroni solitari e persino infortunati. Neuroni che troppo spesso non hanno fatto il loro dovere, come quando Mario si incaponi nel voler battere un calcio di rigore a tutti i costi al posto di Eto'o e solo Zanetti riusci a tirarlo via da una scena che stava diventando grottesca. Perché Balotelli per troppo tempo si è calato nei panni del bad boy strafottente e arrogante, solo che c'era qualcosa che stonava anche li, e cioè il fatto che interpretava un ruolo, perché anche per vestire i panni del cattivo ci vuole talento e spontaneità e lui in realtà non è mai stato un cattivo autentico. Al massimo un Pierino un po' più acido e gaudente, ma anche e soprattutto, molto più autolesionista e sperperone di occasioni ghiotte e irripetibili. Perché dopo l'Inter, arrivarono nell'ordine: Man.City, Milan, Liverpool e ancora Milan e, nonostante ovunque sia stato sempre ampiamente atteso, lui puntualmente ha disatteso.

Fu in particolare nella sua avventura in rossonero che si capirono delle cose su di lui. Quando approdò al Milan infatti, molti pensarono: finalmente! Perché era la sua squadra del cuore, perché ritornava a Milano in un ambiente nel quale si pensava che finalmente avrebbe potuto trovare il suo ambiente ideale. L'avvio fu dei migliori e nella prima stagione Mario fu un vero trascinatore, tanto che grazie ai suoi gol il Milan arrivò terzo e si qualificò ai preliminari di Champions (ultima apparizione del Milan nella manifestazione più importante), ma dalla seconda le cose cominciarono a cambiare, e dopo aver sbagliato il primo rigore in assoluto della sua carriera, in lui sembra quasi che si compia una specie di sortilegio malvagio. Perde infatti progressivamente e inesorabilmente quella sorta di sfrontatezza e sicurezza che lo aveva sempre contraddistinto, almeno sul rettangolo verde. Ma soprattutto diventa un corpo estraneo al gioco della squadra, non si muove, non va in profondità, non partecipa alla manovra, ed è proprio nel periodo in rossonero che nasce il concetto di Balotelli solo calciatore (nel senso stretto del termine) ma non giocatore di calcio, tanto che più di qualche critico arriva a parlare di vero e proprio analfabetismo tattico da parte sua. Per la prima volta Balotelli sembra veramente vulnerabile dal punto di vista psicologico e perde per sempre quella sua maschera da duro che fino ad allora lo aveva caratterizzato,e i tifosi rossoneri non glie lo perdonano.

E cosi, stagione dopo stagione il tempo scivolava via tra donne, macchinoni distrutti, risse, mortaretti incendiari, improbabili gite a Scampia e freccette contro i ragazzini delle giovanili. Solo con la Nazionale le cose sembravano andare meglio, con la maglia azzurra infatti pareva avere un certo feeling, almeno fino al mondiale in Brasile, dove invece naufragò insieme a...Cassano! Ma guarda un po'. E quindi come in un loop cinematografico alla Cronenberg si ritorna alla domanda principale: chi è veramente Mario Balotelli? Forse non lo sapremo mai, eppure tutto sommato ha ancora solo 27 anni, la stessa età che aveva Platini quando arrivò alla Juventus. Come a dire: di tempo ce ne sarebbe ancora, e anche se a molti sembrerà una barzelletta stupida e crudele, la verità è che, sotto sotto in molti hanno ancora voglia di credere in te Mario.