2
"Siamo stati naviganti, con l’acqua alla gola". A Casa Azzurri, la capanna degli italiani a Brasil2014, il pianista di piano bar si chiama Luigi Serranò e ha un repertorio convincente. Molto Ivano Fossati, appunto. Sarà anche per questo che a 3.000 chilometri di distanza (non li ho contati, ma vado a naso) un genovese ai Mondiali si sente a casa. Non subito, troppe zanzare, non solo a Manaus, ma pure in questo pezzetto di costa, dove non si capisce perché l’Italia abbia scelto di andare a sbattere, al PortoBello Resort, dove il porto di Mangaratiba diventa costa turistica piena di ville. Ci sono troppe zanzare, ma non è Alluvione Cambiò, con tutto il rispetto per Alluvione Cambiò. Il pesce è buono come quello di Genova, lo dice anche Claudio Branco, quello che con una punizione spediva gli scozzesi all’ospedale e faceva vincere i derby ai genoani. Ora peserà mille chili, ma resta un mito, come quando diceva: “Ruotolo con Mercedes è come favela con piscina”. Ah, le navi che hanno portato le provviste per l’Italia di Cesare Prandelli sono pure partite da Genova. Poi c’è un posto che si chiama Angra dos Reis, dicono assomigli a Portofino: ma a prima vista pare una "mussa". Però un genovese sì, dai, si sente quasi a casa: non si dice "belin", ma se sei genovese puoi dire "me sun persu" a un incrocio, con la speranza che ti capiscano meglio di quanto non accada a Berlino, Stoccarda, Manchester (City e United, stessa roba). Le donne no, sono più belle quelle di Genova, le romane e le milanesi con i loro tacchi alti. Qui no, a Itaguì a Mangaratiba non ti giri per guardarle, non che questo sia indispensabile, non certo perché il mondo si debba dividere in belli e brutti, ma giusto per spazzare via qualche luogo comune. Lo faremo anche qui, su questo blog che gentilmente (e gratuitamente, poi dicono dei genovesi) ci ospita. Un altro luogo comune da sfatare: pare che Cassano nel ritiro con tutta la famiglia abbia capito che può fare la staffetta ed entrare negli ultimi 30’. E pare non dica più che vuole tornare a giocare a Genova. Sarà che gli sembra troppo lontana: 3.000 chilometri, a naso.

Giampiero Timossi (giornalista Il Secolo XIX)
Su Twitter: 
@GTimossi
LEGGI GLI ARTICOLI DI TIMOSSI ANCHE SUL SUO BLOG