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E’ ufficiale. Damiano Tommasi è il nuovo sindaco di Verona. Un evento clamoroso se si considera che la città scaligera, negli ultimi anni, era sempre stata una roccaforte che pareva inattaccabile e inviolabile nelle mani delle forze politiche delle destre e della Lega. Un dato ancora più significativo se si tiene conto che, stando a quanto sostengono i sondaggi, a votare per l’ex centrocampista dell’Hellas e della Roma sono stati i giovani insieme a quelle forze sociali delle periferie e ei quartieri ai quali in particolare il candidati delle sinistre si era rivolto nel corso della sua campagna.

Qualcuno sosterrà che il successo di Tommasi è stato soprattutto il frutto del harakiri al quale si è sottoposto la destra con la divisione netta tra Sboarina e Tosi, ma sostenere questa tesi sarebbe perlomeno ingeneroso oltrechè niente veritiero. Tommasi, in buona sostanza, si è imposto perché ha saputo proporre un programma dettagliato e fruibile dalla gente e soprattutto perché lo ha fatto senza provare la necessità di urlare o di denigrare l’avversario. Mai una sola parola, infatti, è uscita dalla sua bocca per proporsi “contro” ma soltanto a favore delle proprie idee e dei suoi ideali. La gente lo ha capito e premiato.
Idee e ideali che peraltro, sono gli stessi che hanno caratterizzato la prima parte della sua vita professionale come giocatore e poi come presidente del sindacato dei calciatori. Fair play, eleganza, rispetto dell’avversario, ricerca della giustizia e della vittoria senza ricorrere a trucchi o ad artifici. La lezione che fa capo a quella appresa da Tommasi dalla sua stella polare ideologica ovvero don Milani e l’intero movimento cattolico progressista della scuola di Barbiana. Questo per zittire coloro i quali lo accusano di essere un “feroce comunista”. Tommasi è soltanto una persona gentile e per bene che sa come lavorare tra la gente della quale lui fa parte. E Verona deve essere orgogliosa di avere un sindaco come lui. Anche i terribili ultra neri del Bentegodi.