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    Torino, Caselli: 'Mai juventino. Le parole di Agnelli sugli scudetti...'

    Torino, Caselli: 'Mai juventino. Le parole di Agnelli sugli scudetti...'

    Il magistrato Gian Carlo Caselli parla della propria passione per il Torino in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: “Negli anni del Grande Torino gli juventini erano minoranza, l’élite che abitava in collina. La fortuna di Torino fu di riempirsi di lavoratori del Sud, molte volte già juventini, ma la base operaia rimase granata perché la Juve è la squadra dei ‘padroni’. Emilio Pugno era un amato sindacalista torinese affettuosamente contestato perché juventino. Lui rispondeva sempre: ‘Tutta la settimana litigo con il padrone, non vorreste mica che la domenica faccia il tifo per l’indotto’. Nonostante la Juve abbia vinto molto, i tifosi del Toro persistono e questo a loro dà fastidio: quello che non hanno fatto perché il Toro scomparisse è difficile da credere... Il Toro è una spina nel fianco del potere. Ed è ancora tutto attuale: la storia degli striscioni vergognosi contro Superga non è di un secolo fa”.


    SUGLI STRISCIONI DI SUPERGA - “L’inchiesta comincia quando ero in Procura per cui preferisco non parlarne, però i media hanno detto tutto. C’è da prendere atto di una realtà, chi ha sbagliato dovrebbe assumersi le sue responsabilità. E invece mi pare che non ci sia questa intenzione: le scuse non bastano”.


    SULLE PAROLE DI AGNELLI - Caselli commenta così le parole di Andrea Agnelli sugli scudetti esposti all’Allianz Stadium: “Lo stadio non è casa sua, è un luogo aperto al pubblico”.


    SULL’AVVOCATO - “Quando ero in Sicilia, un giorno mi fece chiedere un colloquio. Non parlammo di cose d’ufficio, voleva sapere un po’ di mafia e di Palermo. Quando stavamo per congedarci, imperturbabile com’era, mi chiese con uno sguardo ironico: ‘Cosa ne penserebbe di una fusione tra Toro e Juve?’. Alzai le mani e gli dissi: ‘Ma per carità’. Mi hanno dato del fascista e del comunista, ma mai dello juventino. Andreotti definì il mio pool di Palermo figli della gobba, per dire che non ci facevamo i fatti nostri. Risposi: Gobbo a me che sono granata proprio no!”.

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