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    Toromania: basta parlare di salvezza. Quel termine significa fallimento

    Toromania: basta parlare di salvezza. Quel termine significa fallimento

    • Andrea Piva
    Sassuolo, Udinese, Venezia, Juventus, Cagliari e ora anche il Bologna: sono diventate sei le partite consecutive in cui il Torino non è riuscito a trovare la vittoria, segno inequivocabile che qualcosa si è quantomeno inceppato. Mentre Juric è impegnato nel cercare una cura per la sua squadra, in casa granata si è tornati a pronunciare una parola che si sperava di non dover più ascoltare: “salvezza”. Nel calcio è quasi una moda tra gli addetti ai lavori (che siano allenatori, dirigenti o calciatori) delle squadre medio-piccole parlare di salvezza il più a lungo possibile anche se la squadra è ben lontana dal terzultimo posto. L’aritmetica dice che la permanenza in serie A non è ancora certa ma il Torino non è, o per lo meno non dovrebbe essere una media-piccola. Ecco perché sentir parlare di salvezza, in una stagione in cui l’ottavo posto è ben più vicino rispetto al terzultimo, è inappropriato. 

    L’intento di Juric e di Vagnati, i due che nel giro di 24 ore hanno pronunciato il termine “salvezza” sarà stato certamente utilizzato per tenere alta la concentrazione nella squadra ma il messaggio arrivato all’esterno è stato un altro: l’effetto che produce la parola “salvezza” è quello della resa, dell’ammissione di un fallimento. Sembra che il Torino non possa neanche permettersi di sognare il decimo posto, obiettivo invece dichiarato da quel Bologna che ieri è stato salvato da un paio di grandi interventi di Skorupski e si trova in classifica alle spalle dei granata. Per crescere è necessario anche un cambio di mentalità, non si può pensare da “piccoli”. 

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