4
Chi non c’era si è arrabbiato dal divano di casa o dalla sedia del pub, chi c’era o non è entrato o è entrato e ha finito per fare ciò che hanno fatto coloro che hanno seguito la partita dal piazzale davanti alla Maratona: fischiare e contestare. Urbano Cairo e Walter Mazzarri in particolare. Proprio quando il Torino stava iniziando a dare segnali di ripresa, è di nuovo crollato: un tonfo pesante, inaspettato, contro una Spal che alla vigilia era ultima in classifica e fuori casa non aveva mai vinto. Come troppe volte è accaduto negli ultimi anni, anche in questa stagione la formazione granata rischia di non avere più obiettivi quando alla fine del campionato mancano ancora tante giornate

Ma questa volta, forse anche più rispetto al recente passato, la caduta sta facendo più rumore e provocando più danni. Qualcosa ora sembra essersi rotto e neanche un buon girone di ritorno potrebbe bastare a sistemare le cose: la contestazione a Cairo e Mazzarri non è nata ieri, continua da settimane, è proseguita nonostante le vittorie contro Genoa e Fiorentina. E non è legata solamente ai risultati. I tifosi, anche i più pazienti, sono delusi, stanchi della mediocrità: vogliono qualcosa di più, qualcosa di diverso. Sia in panchina che in società. Lo hanno gridato, scritto a più riprese, con sempre maggiore forza. Come si fa a dar loro torto dopo anni in cui il miglior risultato è stato il settimo posto? 

Ci si aspettava ben altro quando Cairo, nel 2005, divenne presidente del Torino. Ci si aspettava uno stadio di proprietà, un Filadelfia ricostruito e completato (questo è avvenuto ma solo in parte) e un Torino che tornasse a essere tra le grandi, una di quelle squadre abituata a giocare nelle coppe europee. Mazzarri, che di responsabilità ne ha parecchie in questa prima parte di stagione deludente, paga ora anche un malcontento generale. Come si fa ora a salvare la stagione e a ritrovare l’entusiasmo della gente? Cambiare allenatore e intervenire nel mercato di gennaio potrebbe non bastare. Possono essere dei palliativi, utili per tirare avanti al meglio fino a fine stagione, ma non sono la cura per i mali di questo Toro. Il problema non è solamente Mazzarri.