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Almeno gioca bene, diverte e fa sperare. Pensando a questo inizio di campionato del Torino ci si può consolare pensando alle prestazioni offerte della squadra granata, ed è davvero difficile credere abbia appena 8 punti e, soprattutto, abbia davvero perso quattro delle otto gare giocate, lasciando sui campo almeno 4/5 punti che avrebbe meritato di conquistare. Le tante assenze per infortunio con cui si è dovuto fare i conti in queste prime settimane hanno pesato (e tanto) e la sfortuna sembra non voler smettere di accanirsi sui granata.

La lista dei calciatori che da quando è iniziato il campionato sono stati costretti a saltare almeno una partita per infortunio è davvero impressionante: Izzo, Djidji, Bremer tra i difensori, Praet, Pjaca, Verdi tra i trequartisti, Belotti e Zaza tra gli attaccanti. E non consideriamo i leggeri fastidi muscolari patiti dai vari Pobega, Kone, Linetty e Rodriguez (gli ultimi due dopo gli impegni con le nazionali) che sono stati smaltiti velocemente. 
A questi si è ora aggiunto Mandragora, infortunatosi proprio nei minuti iniziali della partita contro il Napoli per cui si teme un lungo stop. A fare crack è stato nuovamente quel ginocchio operato un anno e mezzo fa, ai tempi dell’Udinese, quando si ruppe il legamento crociato. Il centrocampista è uscito dal campo in lacrime e ha poi lasciato il “Maradona” in stampelle. Juric ha subito fatto capire che lo stop di Mandragora potrebbe essere molto lungo, “Sembra un infortunio serio” ha dichiarato nel post partita. Il Torino rischia di perdere uno dei suoi giocatori di maggiore qualità, un vero leader in mezzo al campo che da quando è arrivato, con le sue qualità tecniche e caratteriali, ha cambiato il volto del centrocampo granata. 

Questa lunga lista di infortuni forse spiega meglio di ogni cosa il perché il Torino pur giocando bene abbia finora raccolto poco: non è aggrapparsi agli alibi, ma se una squadra che pecca di qualità perde i suoi uomini migliori, quelli con i piedi più educati e capaci di fare la differenza (da Mandragora a Pjaca, da Praet a Belotti), allora diventa davvero difficile riuscire a trasformare in punti tutto quello che in campo si riesce comunque a fare