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Che Belotti resti o che vada via, per il Torino questo sarà comunque il mercato della verità: se il presidente Cairo ha l'ambizione di creare una squadra sempre più forte, come la conferma di Mihajlovic lascia supporre, da qui al 31 agosto non dovrà completare l'opera di rafforzamento della squadra iniziata la scorsa estate ma poi lasciata colpevolmente a metà lo scorso gennaio. Le basi per costruire una squadra che possa centrare senza troppe difficoltà l'obiettivo europeo ci sono: innanzitutto c'è il Filadelfia, finalmente ricostruito, che in passato, a detta dei giocatori e degli allenatori che lo hanno vissuto, ha portato da solo qualche punto in più. Quel prato e quei muri dove il Grande Torino è divenuto leggenda possono far crescere nei calciatori quell'attaccamento alla maglia che può portare a dare qualcosa in più la domenica. Fino a circa 25 anni fa accadeva, ma anche in questo calcio diverso potrebbe ricadere.

Poi c'è un patrimonio tecnico da non sperperare, costituito dai vari Barreca, Zappacosta, Baselli, Ljajic, Falque e ovviamente Belotti. A questi giocatori ne andranno affiancati altri di pari valore, se non addirittura superiore: costruire una squadra capace di terminare il campionato nelle prime posizioni sarà più facile se il Gallo dovesse restare. Un attaccante capace di segnare con la facilità di Belotti porta da solo molti punti in classifica, se dovesse però arrivare un qualche club straniero con i 100 milioni necessari per pagare la clausola, il Torino avrebbe comunque la possibilità di investire parecchi soldi sul mercato per acquistare un altro centravanti altrettanto prolifico. I milioni per completare la squadra a Cairo comunque non mancano: solo dai riscatti di Peres da parte della Roma, di Maksimovic da parte del Napoli, di Jansson e di Martinez rispettivamente da Leeds e Atlanta United il presidente granata sta per incassare oltre 40 milioni. Vero che una parte sono già stati investiti per gli acquisti di Lyanco e Milinkovic-Savic (il primo promosso da Mihajlovic mentre il secondo è già stato bocciato), oltre che per il riscatto di Falque, altrettanto vero che ne rimangono ancora oltre 20 per rinforzare la squadra. Questo senza contare i soldi di eventuali cessioni di giocatori sul mercato come Gaston Silva, Ichazo, Tachtsidis e altri presenti in rosa.
Cairo ora ha la possibilità di far voltare il suo Torino, dopo le ultime anonime stagioni (due noni posti e un dodicesimo negli ultimi tre anni): il presidente granata non deve sprecare quest'opportunità se, dopo averlo già fatto nel mondo dell'editoria, vuole arrivare ai massimo livelli anche nel calcio.