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Sembra impossibile, ora, pensare che solamente pochi mesi fa Andrea Belotti era costantemente escluso dalle convocazioni di Roberto Mancini. Sembra impossibile perché nelle ultime partite dell’Italia, sia quelle di giugno contro la Grecia e la Bosnia, che quelle contro Armenia e Finlandia, il Gallo è sempre stato tra i protagonisti dei successi azzurri, mettendo anche il proprio zampino sulle vittorie azzurre con assist e gol. Gol come quelli segnati all’Armenia (uno regolare, uno giustamente annullato per fuorigioco, uno ingiustamente annullato per fuorigioco e uno per metà suo anche se per le statistiche è un’autorete del portiere avversarie) che hanno permesso all’Italia di conquistare una vittoria più complicata del previsto. 

Contro la Finlandia è partito dalla panchina ma Mancini ha poi voluto mandare in campo dopo che il rigore di Pukki aveva portato il parziale sull’1-1. Se servono i gol e bisogna vincere, anche l’Italia ora si affida a Belotti. Vero, a volte il Gallo litiga un po’ troppo con il pallone in fase di controllo o quando è chiamato allo scambio rapido con i compagni, ma in campo sa sempre come farsi perdonare: centravanti con la sua generosità, lo stesso senso del gol, capaci di colpire sia di destro che di sinistro e bravi anche nel gioco aereo ce ne sono pochi in circolazione (non solo in Italia). Al Torino lo sanno bene Urbano Cairo, Walter Mazzarri e i tifosi, anche per questo hanno sempre coccolato il loro numero 9 anche nei momenti più complicati. 

Da patrimonio del mondo granata Belotti è ora diventato sempre più un patrimonio nazionale. A suon di gol, ma anche di palloni recuperati, scatti, incornate e qualche vera prodezza (basti ripensare alle rovesciate contro il Sassuolo), il Gallo vuole continuare a vestire quella maglia azzurra numero 9 per scrollarsi di dosso, in una competizione importante e prestigiosa come l’Europeo, la delusione per la mancata qualificazione allo scorso Mondiale.