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Il pareggio contro il Venezia, dopo essere stati nuovamente a un passo dalla vittoria, fa male. Inutile negarlo. La prestazione del Torino al Penzo non è stata esaltante ma dopo aver giocato bene (anche molto bene) contro Atalanta e Lazio e aver raccolto un misero punto, si sarebbe accettata con piacere una vittoria poco brillante, anche perché il Venezia non è che abbia fatto molto meglio: il rigore di Aramu è stato il primo e penultimo tiro in porta dei lagunari. L’indomani della partita contro il Venezia rimane così il giorno dei rimpianti, di quello che sarebbe potuto essere se Djidji non avesse regalato il secondo rigore di fila agli avversari o se Mandragora non si fatto divorato il gol del 2-1 in contropiede al 95’.
Vincendo al Penzo il Torino avrebbe inoltre avuto la possibilità di arrivare al derby guardando la Juventus dall’alto verso il basso: evento che non si vede da molto tempo. Forse, o almeno si spera che sia così, in ottica stracittadina l’1-1 finale potrebbe fare bene. Il cammino zoppicante della squadra di Allegri, le assenze di Morata e Dybala, il gioco convincente del Torino: sono tutti elementi che hanno fatto pensare che il derby di quest’anno possa essere un po’ più semplice di quelli passati, facendo dimenticare i difetti e le lacune del Torino. Il pareggio contro il Venezia riporta invece con i piedi per terra, ricorda che il Toro di Juric, per quanto bello, sia anche fragile e incompleto: basta una disattenzione di Djidji (è capitato a lui ieri, potrebbe capitare a un altro in futuro) per mandare in fumo tutto quanto di buono fatto fino a quel momento. Forse è meglio che a riportare il Torino con i piedi per terra siano stati Aramu e Djidji anziché la Juventus.