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Riprendiamo a pubblichiamo un pezzo di Giancarlo Dotto per Dagospia.it sulla crisi della Roma

La Roma non c’è più. Ma forse non c’è mai stata. Un miraggio nel deserto. E’ bastata una mediocre ma tignosa Sampdoria a dire quello che già sapevamo. I pareggi in serie? Un tampone su un corpo malato grave. Lo stupro calcistico del Bayern di Guardiola è solo la scena madre che ha illuminato il problema. Senza Benatia, Castan, Maicon e Strootman la Roma è semplicemente un’altra squadra. Pjanic non è mai sceso dal cavallo a dondolo. Giocatore capace solo di bella calligrafia. Disegna bene le aste, ma oltre non va.
E poi i due leader totemici. Totti e De Rossi soffrono di un vizio intrinseco e di uno estrinseco: sono romani e sono logori. Il primo per l’età, il secondo per eccesso di sensibilità. Condizionano se stessi e l’ambiente. Loro e la Roma, un rapporto morboso che, a questo punto, non aiuta più nessuno. In mezzo a questo pasticcio inestricabile, Rudi Garcia, il meno colpevole di tutti. Il suo errore era, fino a poco tempo fa, la sua forza. L’insanabile ottimismo.

Ha creduto fino all’ultimo di avere una squadra competitiva, ma la sua squadra non c’era più. E quelli che c’erano, giocatori dimezzati o sopravvalutati. Su tutti? Pjanic e Ljajic. A Trigoria si respira un’aria tremenda e giovedì sera può franare tutto. Si rischia di arrivare monchi allo stadio. James Pallotta si faccia piantare una tenda permanente a Roma. C’è bisogno di lui.