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Il sorpasso è definitivamente compiuto. Sono bastate soltanto due partite per insinuare nella testa di Maurizio Sarri il dubbio - poi divenuto certezza - che Douglas Costa continui ad essere una risorsa da sfruttare principalmente a gara in corso e che Federico Bernardeschi sia oggi l'elemento ideale per completare il tridente offensivo con Dybala e Cristiano Ronaldo. Questione di intesa sul campo ma anche di delicati equilibri da preservare per garantire maggiore compattezza nella fase di non possesso a una squadra che, complice il lungo stop causa coronavirus, non può essere sempre brillante nell'arco dei 90 minuti. Ma legata anche all'incapacità dell'esterno brasiliano di esser quel risolutore, quello scardinatore di difese avversarie, con continuità nell'arco di un'intera partita.

RITROVATO - Troppo altalenante la sua presenza nei match di Coppa Italia contro Milan e Napoli, mentre Bernardeschi ha saputo sfruttare sin da subito la chance concessa da Sarri contro il Bologna e confermare anche con Lecce e Genoa dei progressi evidenti rispetto ai mesi precedenti sul piano della condizione psicofisica. Sempre nel vivo del gioco e più predisposto, per effetto di quella conversione ormai assodata da trequartista/seconda punta a mezzala capace di abbinare quantità e qualità: nasce così la decisione del tecnico bianconero di puntare per la quarta partita consecutiva sull'ex viola.
PEDINA DI SCAMBIO - Un ballottaggio che finisce per avere ripercussioni importanti in ottica mercato. Questo Bernardeschi in chiara ripresa si candida ancora di più al ruolo di possibile pedina di scambio spendibile dalla Juventus in diverse operazioni di mercato, col Chelsea per Jorginho piuttosto che con la Roma per Zaniolo, ma soprattutto col Napoli, che continua a far muro sul fronte Milik (De Laurentiis preferirebbe una cifra tra i 40 e i 50 milioni cash) ma che, rispetto alle candidature di Romero, Rugani e Luca Pellegrini, non chiude affatto al numero 33 bianconero. Discorso completamente diverso per un Douglas Costa spesso tormentato dagli infortuni nei mesi scorsi e "zavorrato" da un ingaggio da 6 milioni a stagione che lo rende oggi poco appetito e appetibile sul mercato.