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E’ sicuramente presto per stabilire se Inter e Milan stiano facendo un mercato proficuo, ma - a ridosso della loro prima amichevole, ovviamente senza i nazionali, reduci dall’Europeo - si può dire che siano certamente meno forti dell’anno scorso. Nessuno sa se la tendenza verrà confermata, sta di fatto che l’Inter ha venduto Hakimi e perso Eriksen, mentre il Milan ha visto partire Donnarumma e Calhanoglu, entrambi svincolati, entrambi a zero euro, il che non depone a favore della buona gestione tecnico-economica del club rossonero.

L’Inter, lo si sa, è di fronte a gravi problemi di carattere economico sia per la gestione ordinaria e, a maggior ragione, per gli investimenti. Finora non si sta muovendo come un club che ha vinto lo scudetto dopo dieci anni di astinenza, ma piuttosto come chi debba garantirsi la sopravvivenza. Ovvio che la pandemia abbi inciso profondamente sui conti facendo praticare poderosi colpi di falce, ma se a questo aggiungiamo la gestione dissennata dell’impero Suning in Cina, abbiamo il perimetro desolante all’interno del quale l’Inter è costretta a muoversi. 

Tuttavia, in questo caso, non si tratta di fare un’analisi dei bilanci e delle possibilità dei nerazzurri, quanto di capire come e quanto possano essere competitivi nella prossima stagione. Hakimi, l’esterno di destra a tutta fascia, non è ancora stato sostituito, ma qualcosa il mercato offre e, bisognerà stabilire quando e a che prezzo intervenire.

Al contrario la grave indisponibilità di Eriksen (in Italia non può riprendere l’attività agonistica, ma all’estero sì) ha suggerito a Giuseppe Marotta e Piero Ausilio di ingaggiare Hakan Calhanoglu, proprio uno svinciolato del Milan.
Ho dei dubbi sul fatto che il turco possa essere l’adeguato sostituto di Eriksen. Primo, perché non ha le caratteristcihe di Eriksen pur essendo un trequartista. Secondo, perché ha meno qualità del danese. In ogni caso, l’Inter ha suturato uno strappo, mentre il Milan ha preso Maignan per sostituire Donnarumma. Tomori, che è stato riscattato, era già un titolare della difesa, dunque non va a migliorare il reparto, casomai a ribadire la sua titolarità. Lo stesso vale a centrocampo per Tonali. 

Davanti, invece, è arrivato Giroud e per la fama e i risultati ottenuti in carriera ha tutta l’aria di essere un rinforzo, in un reparto dove Ibrahimovic non può assicurare più di 20/25 partite a stagione. Il problema è che se Ibra ha quarant’anni, Giroud ne ha trentacinque e dunque non è detto che sia propriamente il sostituto più adatto. Sempre ammesso che il francese arrivi per fare la riserva, cosa di cui dubito. Anche Brahim Diaz resterà al MIlan, ma non è un rinforzo, visto che ci stava già.

Detto, dunque, che la difesa del Milan ha perso un fuoriclasse assoluto e, dunque, per definizione, non surrogabile, l’Inter ha qualche idea creativa nel caso in cui Calhanoglu non rispodesse esattamente alle esigenze di Simome Inzaghi o, più probabilmente, in caso di cessione di Sensi. Miralem Pjanic, per esempio, che il Barcellona letteralmente regala purché ci sia chi si faccia carico del suo ingente ingaggio, non è certo da buttare. Sia per l’età del bosniaco (30 anni), sia per le sue acclarate qualità tecniche. A chi fosse corto di memoria, ricordiamo che Pjanic, prima di essere inventato regista da Allegri, aveva fatto la mezzala e anche il trequartista. 

A Inter e Milan, però, serve uno scatto in avanti. Il vice Hakimi non c’è, come manca il sostituto di Calhanoglu. Al momento di tornare in campo le due milanesi sono più deboli e, per quel che sembra di capire, anche più confuse dell’anno appena trascorso.