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Ormai è evidente che questa è un’Inter capace di soffrire. Lo si vede dalla determinazione buttata in campo ogni 3 giorni, dallo scatto in più che i giocatori fanno quando le gambe ormai non rispondono, quando la lucidità è andata a farsi benedire e l’ossigeno non arriva più al cervello. Questi ragazzi stanno raschiando il fondo del barile ma lo stanno facendo con la consapevolezza del fatto che i loro sforzi li stanno portando sempre più vicini ad una grande gioia da molti mai provata prima.

Conte sapeva che il momento era delicato, forse decisivo e dalla panchina non ha mai fatto mancare il suo supporto alla squadra, i suoi giocatori non hanno mai smesso di sentire la sua voce nelle orecchie e, forse anche per questo motivo, si sono sentiti in grado di andare oltre i propri limiti fisici. La stanchezza e la pressione di un traguardo sempre più vicino da tagliare stanno limitando la squadra. Le gambe sono sempre più pesanti e, data la posta in palio, lo è diventato pure il pallone. In campo si nota la poca brillantezza dei giocatori. Non è un caso che in questo sprint finale l’Inter abbia cominciato a segnare un po’ di meno.

La squadra ha puntato tutto sull’attenzione e sulla determinazione, con un occhio di riguardo alla fase difensiva. Le vittorie roboanti di un paio di mesi fa hanno lasciato spazio a quelle pragmatiche ma che alla fine valgono sempre 3 punti.

Ma nonostante l’Inter stia facendo qualcosa di veramente importante (soprattutto se pensiamo che negli ultimi 9 anni ha vinto solo una squadra) la critica che vuole il calcio romantico di un tempo si concentra su Conte e sulle sue parole e di quello che dice il campo poco le interessa (ah che bello il calcio romantico e il pallone che rotola sull’erba…)

Premetto che avendo visto come sempre tutta la conferenza stampa pre partita dell’allenatore nerazzurro sono rimasto assolutamente stupito dai titoli dei giornali del giorno dopo. Ho letto di un Conte arrabbiato, nervoso, pronto ad aprire il vaso di pandora a traguardo raggiunto e, alla fine, mi sono chiesto se avessi visto la stessa conferenza di cui si parlava sui quotidiani.
Ebbene la risposta è sì, un putiferio con toni esasperati basati sul legittimo dubbio del progetto della società su cui tutti aspettiamo senza misteri chiarezza repentina. Ma da qui a parlare di Conte furioso, nervoso e pronto a vuotare il sacco ce ne passa.

L’ex tecnico del Chelsea era evidentemente tranquillo, bastava guardarlo senza avere in mente di dipingerlo in maniera diversa dalla realtà, era sereno e ha risposto educatamente per ben quattro volte che non avrebbe parlato del futuro perché prima c’era un obiettivo presente da raggiungere. Chiaro e cristallino!

Ma invece no, la “bufera” si doveva creare a dispetto dei santi e della verità ed ecco che il giorno dopo si parla di Conte come un uomo sull’orlo di una crisi di nervi. Per fortuna che ormai tutti possono vedere la conferenza anche su Youtube e ognuno può giudicare dopo aver visto con i propri occhi e sentito con le proprie orecchie.

A conferma di tutto ciò sono poi arrivate le parole dello stesso allenatore nerazzurro nella conferenza post Inter Verona ai microfoni di Sky: “Non ho mai detto che a fine partita avrei fatto dichiarazioni particolari, ho solo detto di farmi domande sul futuro a campionato finito. Ho visto titoli di giornale sulla mia conferenza di ieri che è stata da 0-0, non ho detto niente! Sarei felice di continuare il mio lavoro all’Inter, dobbiamo solo capire cosa si piò fare in maniera molto serena”.

Questa è la realtà, non mistifichiamola. Non siamo al punto dell’anno scorso, Conte sa quali sono le problematiche e, insieme alla proprietà, cercherà di capire quali siano le possibilità per l’anno prossimo. Nessuno sa cosa dirà Zhang ed è ovvio che tutte le strade, ad oggi, sono percorribili ma non fate passare Conte come l’arrabbiato di turno o come colui che è pronto a sbottare perché non è così anche se capisco che vi farebbe comodo.