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Caro Leo Turrini, magari dopo questo flop della Super Lega è la volta buona per vedere, come desideri da tempo, Andrea Agnelli presidente della tua Ferrari!
"In effetti da un male può nascere un bene". 

Che idea ti sei fatto di questo caos? 
"Guarda, è tutto riconducibile al giochetto delle tre I". 

Tre I? 
"Esatto. Irresponsabilità. Ignoranza. E infine anche una buona dose di ipocrisia da parte di tanti, se non di tutti". 

Da dove vogliamo cominciare? 
"Beh, è da irresponsabili immaginare di poter annunciare di notte un cambiamento rivoluzionario, una svolta epocale. Non è solo questione di metodo! Vuoi stravolgere il tuo mondo? Ma allora prima parlane apertamente. Lancia un grande dibattito pubblico. Coinvolgi la gente, la tua gente. I tifosi in primis. Sarebbe stato il minimo. Se non lo fai sembra la rivolta dei ricchissimi finiti in bolletta. Ma popolare e’ la ribellione di Spartaco lo schiavo. Se la rivoluzione pretende di farla Caligola, che è già l’imperatore al potere, chi il potere non ce l’ha grida al golpe, al colpo di stato. E quindi ti sfancula, scusa il termine, platealmente". 

Come è possibile che Agnelli, Perez e gli altri dieci, Milan e Inter comprese, non avessero calcolato questo rischio? 
"Mah, banalmente un analista alla Freud scomoderebbe il delirio di onnipotenza. Ma un analista di bilanci, più prosaicamente, citerebbe l’ossessione da debiti. Perché poi il problema vero è quello. Così arriviamo alla ignoranza della realtà delle cose". 

Cioè? 
"Ti dico subito che i promotori hanno ignorato che il Psg è dei qatarioti, in Qatar si giocheranno i prossimi mondiali, come facevano gli sceicchi ad andare contro la Fifa? E sono in semifinale di Champions, quelli del PSG, dopo aver perso la finale nel 2020. Quanto è credibile la Super Lega senza Mbappé e Neymar? E ancora è stato ignorato il peso del Bayern. In Germania uno straniero non può avere la maggioranza azionaria di una società di calcio, figurati se possono mollare la Bundesliga. Infatti si sono chiamati fuori. Vado avanti?". 
Prego. 
"La Superlega nel basket europeo esiste da un pezzo, Milano ha appena vinto una gran partita proprio contro il Bayern, per dire. Ma i dodici club di calcio hanno dimostrato di ignorare, appunto, il valore socio culturale del pallone. Con tutto il rispetto, nel basket puoi fare quello che vuoi, idem in Formula Uno dove la mia Ferrari perde sempre ma guadagna comunque di più dei team che le stanno davanti. Ma il calcio no, il calcio appartiene all’immaginario collettivo, è un patrimonio popolare. La reazione dei tifosi, in particolare in Inghilterra, è stata eloquente. I 12  Apostoli, per qualche ora, hanno mostrato di non curarsi del sentimento. Peggio di un delitto: è un errore". 

Comunque sembra già tutto rientrato. 
"Eh, tra l’altro i 12 ignoravano pure che su una cosa del genere la politica mica sarebbe stata a guardare, magari solo per fare bella figura con poco. Manca solo un voto del parlamento del Guatemala contro il progetto, si sono scatenati tutti, senza distinzione di colore. Così arriviamo alla I di Ipocrisia". 

Sentiamo. 
"Insomma, tutti a scoprire, adesso, che nel calcio comandano i soldi! Prima no, scusate? Se da anni il campionato in Italia, Francia e Germania lo vince sempre la stessa squadra, c’entrera’ il fattore economico? Se il Bayern compra tutti i migliori del Borussia quando il Dortmund lo batte, che cos’è, se non la dittatura del fatturato? E la Juve che si prendeva senza colpo ferire Higuain dal Napoli secondo classificato e Pjanic dalla Roma terza arrivata? Qui si sta scoprendo l’acqua calda. Il Cagliari di Riva è roba di mezzo secolo fa, il Verona di Bagnoli è del 1985 e siamo stati tutti d’accordo nel considerare un miracolo il Leicester di Ranieri. Come diceva Michael Corleone nel Padrino, è solo bisinesse, è solo business. Ma lo era anche prima di questa alzata di ingegno". 

Qualcuno invoca le dimissioni di Andrea Agnelli dalla Juve. 
"Notoriamente io mi auguro venga in Ferrari. Però attenzione: qui per via delle tre I la cosa è stata presentata e gestita malissimo, ma prima o poi ad un campionato europeo ci si arriverà. Rispettando doverosamente il merito e trovando un equilibrio con i tornei nazionali. Per dire, se la Roma va in finale di Europa League disputa più o meno una ventina di partite, un girone di serie A. Non bisogna avere paura del futuro, che però non deve essere una imposizione". 

È stata una tempesta in un bicchier d’acqua?
"Te l’ho detto all’inizio: da un male può nascere un bene. Forse".