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Caro Leo Turrini, che atmosfera hai trovato arrivando a Tokyo?
“Oh, te la faccio breve. Questa sarà una Olimpiade indimenticabile. Con una cerimonia inaugurale sobria, zero spettatori, sarà uno spettacolo nel deserto. Quasi un ossimoro, il mondo che si ritrova e cerca di non farsi notare. Indimenticabile, appunto”.

Addirittura.
“Fammi finire. Spero anche sia irripetibile. Nel senso che una edizione così nulla ha in comune con l’epopea del passato. Certo è tutta colpa del virus, ma è la prima volta che una Olimpiade comincia senza avere la certezza di arrivare in porto”.

Siete così pessimisti, lì?
“Guardano, circolano le voci più strane, ovviamente incontrollabili. Si dice che se il numero dei contagi tra i membri della famiglia olimpica salisse oltre un certo livello, scatterebbe il tutti a casa”.

Forse vi ci dovevano lasciare, a casa.
“Alt, ferma un attimo. Ho avuto il piacere di fare l’estenuante viaggio con Julio Velasco, l’ex Lider Maximo della pallavolo Azzurra e per un breve periodo presente anche nel calcio, nella Lazio di Cragnotti e nell’Inter di Moratti...”.

Si diceva persino che Berlusconi avesse pensato a lui per il Milan stellare...
“Era vero ma è un’altra storia. Comunque, Velasco mi ha spiegato che il Cio fa bene a tentare di difendere i Giochi. Non per il business, che ormai è saltato. E nemmeno per lo spettacolo ricchissimo dei diritti tv...”.
E allora per cosa?
“Per gli atleti, per i ragazzi e per le ragazze che vivono nel sogno della Olimpiade. Sai, un Nadal o un Sinner il Roland Garros o Wimbledon ce l’hanno ogni dodici mesi, idem i calciatori con la Champions. Ma Jessica Rossi o Vanessa Ferrari o Gregorio Paltrinieri i Giochi li hanno ogni quattro anni, stavolta ogni cinque. E per tutto lo sport che non è divismo questo è un appuntamento sacro. Pensa a chi fa judo, a chi pratica il tiro con l’arco, a quelli della Bmx o del triathlon che erano in aereo con me. Salvare l’Olimpiade, sottrarla al buco nero della pandemia, significa salvare migliaia di frammenti di vita vera. E l’Antico Testamento spiega che chi salva una vita salva un mondo...”.

Peccato che i giapponesi non condividano.
“Cosa vuoi che ti dica, fin qui avevano gestito la pandemia meglio di tanti. Centottanta milioni di abitanti, popolazione mediamente più vecchia di quella italiana, ciò nonostante pochissimi contagi e poche vittime. Adesso gli piomba in casa il resto del mondo e sono agitati. Ma non sono scortesi, tutt’altro. Ti girano al largo, questo sì. Un esempio: 40 stranieri possono stiparsi qui a Tokyo sullo stesso bus, ma in taxi ti prendono da solo, sia mai che infetti il guidatore”.

Forse è meglio se parliamo di medaglie italiane.
“Tutti dicono che possiamo arrivare a quaranta. A me pare un eccesso di ottimismo. Facciamo che trenta bastano...”.

di Daniela Bertoni