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Caro Leo Turrini, vogliamo cominciare dal sale o dallo zucchero?
“Dal dolce del nono scudetto consecutivo della Juve. Una impresa storica, che merita di essere apprezzata a prescindere dalla partigianeria”.

A qualcuno è sembrato un titolo persino troppo facile.
“Io direi invece troppo strano, per colpa della lunga interruzione da Covid. Se prendi le partite post virus, dovresti concludere che il Milan del mio amico Pioli è da scudetto e che la Lazio vale la B! Ovviamente non esiste. Speriamo piuttosto non si vivano più situazioni del genere, per il bene di tutti. A maggior ragione, onore a chi si è dimostrato il più forte in circostanze clamorosamente anomale”.

A Messi nerazzurro ci credi?
“Io non posso permettermi di invitare Monica Bellucci in vacanza a Riccione, magari Suning con Leo ci riesce. Ma ne dubito”.

Tornando al discorso di prima, chi è il vero sconfitto?
“Non certo Conte, che sta sulle scatole a un sacco di gente perché dice verità scomode, guadagna troppo e bla bla bla. Ma l’allenatore dell’Inter per sei mesi aveva in organico gli esterni Biraghi, Asamoah presto disperso in infermeria, Lazaro così denominato perché quando entrava resuscitava gli avversari e meno male che se non altro c’era Candreva. Aggiungi che con Sanchez ai box l’unica alternativa a Lukaku e Martinez era un minorenne, cioè Esposito. Secondo te la Juve come organico era messa così?”

Ma allora chi è che ha perso?
“Lotito! Vai a recuperare gli sfoghi laziali in piena pandemia. Dobbiamo tornare a giocare al più presto! È un complotto pro Juve! Suggestive teorie, che ignoravano la realtà”.

Tradotto?
“In un campionato bis iper concentrato, con partite a raffica, caldo assurdo, orari folli e stadi vuoti, la Lazio era la vittima sacrificale, per scarsa ampiezza e profondità della rosa. Infatti è crollata, nonostante la Juve ad un certo punto abbia fatto cinque punti in cinque partite, roba da retrocessione. Ma l’epilogo, ripeto, era scontato. E giusto”.

Anche John Elkann, il presidente Fca, ha fatto i complimenti ad Andrea Agnelli.
“Ah, qui veniamo al sale”.
In che senso?
“Ho letto l’intervista di Elkann alla Gazzetta dello Sport. Tralascio le amenità e mi limito a dire che manca la cosa più importante “.

Sarebbe?
“John Elkann non può fare il presidente della Ferrari. Non lo può fare perché per indole e per cultura è totalmente estraneo alla tradizione del Cavallino. La Ferrari non è solo un brand, non è solo un titolo quotato in Borsa a Wall Street e a Milano. È passione, è emozione, è un mito che ha le corse nel DNA. Elkann ha altre virtù”.

Quindi cosa dovrebbe fare?
“Affidare, da azionista, la presidenza delle Rosse ad Andrea Agnelli. Io sostengo questa cosa da tempo, tra un po’ mi daranno tutti ragione, fidati. È un classico”.

Posso farti notare che un presidente non progetta le macchine e non è da solo garanzia di vittoria in pista?
“Puoi, puoi. Ma il Drake e poi Montezemolo e persino Marchionne avevano compreso che deve essere il leader a trasmettere il senso di un valore, il valore di provare comunque a vincere, anche quando sai che forse non ci riuscirai. Alla Ferrari serve Andrea Agnelli e in fretta, poi se a lui non interessa me ne farò una ragione. Di sicuro se Elkann pensa, come ha detto al mio amico Pier Bergonzi sulla rosea, che le cose miglioreranno perché Leclerc e Sainz prenderanno casa a Maranello e quindi parleranno più spesso con gli ingegneri, via, su, passiamo alla prossima storiella.
Secondo te Schumi abitava in Emilia? Ma per favore”.

Hai citato Marchionne, scomparso due anni fa. Che ricordo ne hai?
“Guarda, io giornalisticamente lo avevo accolto malissimo, perché non mi era andato giù  il modo in cui aveva liquidato Montezemolo, che era un piacione ma alla Ferrari ci teneva sul serio. Poi lui mi aveva preso in simpatia, ovviamente faceva l’opposto di quello che gli suggerivo a proposito del reparto corse ma era sempre affettuoso. L’ho visto per l’ultima volta a Natale del 2017. Forse era già malato, si scusò perché non poteva più fumare in mia compagnia e poi mi disse una cosa bellissima. Anzi, due. La prima: tra breve lascerò Fca e farò solo il presidente della Ferrari e verrò a vivere qui, adoro questa terra. La seconda: so che sua mamma oggi compie 90 anni, vada da lei e se ne freghi della mia conferenza stampa. Un grande”.

Eppure alcuni sostengono che la crisi Ferrari del presente sia colpa delle sue scelte.
“Senti, Sergio Marchionne a Maranello ha fatto più di un errore, di F1 non era esperto ma valeva dieci volte Elkann. Non dimenticare che quando entrò in agonia, a luglio 2018, la Rossa era al comando di entrambe le graduatorie iridate, piloti e costruttori “.

Insomma, se ne vanno sempre i migliori.
“Temo di sì “