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Caro Leo Turrini, cosa hai pensato assistendo all'errore di Hamilton in quel di Baku?
“Che anche Achille aveva il famoso punto debole, il tallone. Dopo la disavventura di Verstappen, il campione del mondo aveva l’occasione di allungare in classifica. E invece si è buttato via. Per ingordigia!”.

Schumi o Senna avrebbero commesso un errore simile?
“Forse da giovanissimi,  ad inizio carriera. Dopo, proprio no”.

Magari questo episodio rende più umano l’asso della Mercedes.
“Ah, certo. Se vuoi è anche la dimostrazione che un pilota cerca sempre di vincere. Ma se sbagli da babbeo questa passione si trasforma in un boomerang".

Nel giorno in cui il destino aveva tradito Verstappen...
“Esatto. Le lacrime di Verstappen a Baku sono la fotografia di una ingiustizia. L’olandese volante aveva già vinto e avrebbe preso il largo nel mondiale. Se non altro l’autogol di Hamilton lo lascia in vetta”.

E la Red Bull ha comunque vinto con Perez.
“Il messicano è matto come un cavallo. Quando era un allievo della Accademia Ferrari, correva in F1 con la Sauber e una volta in Malesia quasi speronò Alonso, che guidava la Rossa. Incontrai Perez dopo tre giorni al ristorante a Maranello. Gli chiesi: ma sei matto? Risposta: no, sono Perez”.

Come giudichi il quarto posto di Leclerc?
“In linea con il valore del Cavallino in gara. Le qualifiche valgono fino ad un certo punto, cioè per un giro. C’è ancora da lavorare, ma qualche segnale, flebile, la Ferrari lo sta mandando. Ah, lasciami fare i complimenti a Vettel. È una bella persona, è stato bello rivederlo sul podio dopo tanto tempo”.
Intanto Rossi è caduto un’altra volta...
“Dispiace e non da oggi. La mia tesi la conosci. Un Campionissimo ha il diritto di scegliere da solo il momento dell’addio. Fermo restando che il mio modello resta l’amico Alberto Tomba: vinse l’ultimo slalom di Coppa del Mondo cui partecipò e smise, dicendo di non essere intenzionato a gareggiare per un piazzamento”.

Invece di un piazzamento non potrà accontentarsi l’Italia di Mancini all’Europeo.
“E’ bello l’entusiasmo che circonda la Nazionale. Del resto è dal 2016 di Conte ct che gli azzurri non disputano un torneo tanto importante”.

E dove possono arrivare?
“Io non vedo una squadra favorita. Possiamo anche immaginare di vincere, perché no?”

Chi sarà l’uomo chiave per le sorti azzurre?
“Raspadori, il ragazzo del Sassuolo”.

Ma dai...
“È un mio vicino di casa, lasciami esagerare. E poi abbiamo tutti bisogno di una favola!”.