55
Caro Leo Turrini, si fa un gran parlare del ruolo che presto l’ex ferrarista Maurizio Arrivabene potrebbe assumere ai vertici della Juventus. Che ne pensi?
“Eh, fammi dire subito che c’è un illustre precedente. Riguarda Enzo Ferrari in persona”.

Addirittura.
“Pochi ne hanno memoria, ma per un certo periodo il Drake fu dirigente del Modena. Il calcio gli piaceva, da ragazzo ne aveva anche scritto sulla Gazzetta dello Sport. Pensa che una volta, da dirigente dei canarini, prima di un derby con il Bologna si sentì dire che l’arbitro avrebbe avuto un occhio di riguardo per il suo Modena. Invece concesse due rigori ai rossoblu e Ferrari concluse che il calcio era un mondo pieno di millantatori. Infatti ne uscì presto”.

Passando dalla storia alla cronaca?
“Beh, Arrivabene lo conosco da trent’anni. Se mi passi il giochino di parole, non parte male”.

In che senso?
“Maurizio non è nella Juve come semplice, si fa per dire, manager in carriera. Sta nel Cda da quasi dieci anni, ha partecipato alle decisioni importanti, è molto legato ad Andrea Agnelli. Non vive il club bianconero come tappa di una carriera. È proprio un tifoso. Vero”.

Lo era anche della Ferrari e però la passione non gli è bastata per vincere.
“Hai ragione, ma la Rossa di Arrivabene per qualche anno è stata competitiva, nel 2017 e nel 2018 ha impensierito almeno un po’ la Mercedes. Dopo, non è più accaduto. Maurizio in Rosso ha commesso anche degli errori e non era semplice convivere con un accentratore come Sergio Marchionne. Ma il tempo ha rivalutato il suo operato. Anzi, sai qual è l’ironia di tutta la faccenda?”

Sentiamo.
“A fine 2018 fu John Elkann ad allontanare lo juventino Maurizio da Maranello, preferendogli l’interista Mattia Binotto. Senza entrare nel merito, non è stata una scelta fin qui premiata dai risultati. Ora tutti dicono che Elkann come azionista Exor sia molto più presente di prima nel mondo Juve e si parla di Arrivabene amministratore delegato della Vecchia Signora. Sembra quasi un modo indiretto di riconoscere un errore...”
Un po’ come per il ritorno di Allegri, no?
“Max e’ l’usato sicuro. La Juve si era pentita presto di averlo mandato via. Ora sono curioso di vedere come gestirà la patata bollente che si chiama CR7. Comunque, con Allegri a Torino il prossimo campionato ha già una favorita. Insieme all’Atalanta, che prima o poi lo scudetto lo vince, fidati”.

E la tua Inter dove la metti?
“L’Inter è un mistero avvolto nell’enigma. Ha perso il miglior allenatore del mondo, cioè Conte. Perderà anche Hakimi e non so se il mercato dei big in uscita finisca lì. Simone Inzaghi è bravo, ma gli servono gli auguri. E tanti”.

In ogni caso è un calcio condizionato pesantemente dalle conseguenze della pandemia.
“Sicuro, ma anche dalla nostalgia. Abbiamo accennato ad Allegri, ma è grossa anche la storia di Ancelotti che torna al Real. Dopo il suo passaggio al Napoli e l’Everton, pochi lo avrebbero immaginato. Cosa vuoi che ti dica, aveva ragione Stephen King: a volte ritornano. Meno male che c’è Mancini che guarda avanti e non indietro”.

Prego?
“Mi riferisco alla euroconvocazione di Raspadori, che per inciso è un mio vicino di casa a Sassuolo. Nel quartiere lo paragonano a Gerd Müller, il mitico bomber tedesco degli anni Settanta. Magari ci scappa una storia tipo Pablito nel 1978 o Schillaci nel 1990! Abbiamo tutti bisogno di una favola nuova, di un sogno in una notte di mezza estate, come scriveva Shakespeare, che non era un esterno del bellissimo Chelsea di Tuchel”.

A proposito di sogni: la Ferrari va a correre a Baku...
“Dove c’è un rettilineo lungo due chilometri e dunque persino Arrivabene, che è rimasto un tifoso sincero del Cavallino, ti spiegherebbe che Leclerc e Sainz non hanno chance di vittoria”.

di ​​Daniela Bertoni