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Caro Leo Turrini, in Olanda Verstappen è stato profeta in patria.
“Sì e Max ha battuto anche la noia generata da un circuito che di fatto rende impossibili i sorpassi. Lo spettacolo l’ha fatto solo il pubblico sugli spalti”.

Beh, un sorpasso l’ha fatto Alonso sul connazionale Sainz nel finale…
“Eh, questa è la Ferrari del presente. La definirei decorosamente anonima. Comunque grazie anche al quinto posto di Leclerc la Rossa ha guadagnato qualcosa sulla McLaren per il terzo posto nei costruttori “.

Chi si accontenta gode così così, cantava Ligabue.
“E dubito fra qualche giorno a Monza possa andare meglio! Questo passa il convento di Maranello. Amen”.

Anche in Brianza sarà un testa a testa Verstappen-Hamilton?
“Sicuro. Guarda, le differenze tra Red Bull e Mercedes sono minime ovunque, ovviamente con Max e Lewis al volante. I due si detestano anche a livello personale. E sarà battaglia fino all’ultimo traguardo, fidati”.

A proposito di traguardo: si è conclusa una Paralimpiade mai così Azzurra.
“Hai ragione. E sai cosa ho apprezzato di più, insieme alla efficienza dei giapponesi che sono riusciti ad allestire anche questo evento nonostante la pandemia?”
Sentiamo.
“La sana arrabbiatura di Assunta Legnante, che voleva l’oro nel lancio del peso ed è rimasta delusa dall’argento. Ecco, noi tutti dobbiamo imparare a riconoscere i protagonisti della Paralimpiade come atleti a tutti gli effetti e non come persone sfortunate da commiserare. È un salto culturale cui le ragazze e i ragazzi di Tokyo ci chiamano con le loro prestazioni. Che invitano i disabili e le loro famiglie ad uscire dalla rassegnazione e dalla emarginazione, attraverso la pratica sportiva. Sai, io sono molto amico di Luca Pancalli, il presidente del Cip: è un grande italiano e sta contribuendo a cambiare la mentalità del nostro paese”.

Ultima cosa: sei preoccupato anche tu per la partita degli azzurri del Mancio stasera in Svizzera?
“Beh, è la sindrome Ventura”.

Prego?
“Nonostante un Europeo vinto, sotto sotto abbiamo tutti paura di un replay del 2017. Il play off perso con la Svezia ha segnato una generazione! Ma non possiamo trasformare i brutti ricordi in paura, dai…”.

di Daniela Bertoni