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Sappiamo fin troppo bene che Netflix non è solo un canale telematico e contenitore di film e serie tv originali. Il colosso dello streaming mondiale, il primo che ha investito in un sistema di fruizione online di un prodotto di intrattenimento, è diventato anche una finestra sul mondo esterno. Oltre a uno sguardo alla realtà americana e inglese, altre culture sono entrate nella grande famiglia di Netflix. Come quella italiana, spagnola, danese, tedesca e molte altre. Ad oggi c’è anche un grande interesse per la cultura del mondo asiatico, così accattivante e così piena di tradizioni, tanto è vero che nel catalogo ci sono diversi titoli che esplorano quell’universo. Nelle ultime settimane è balzato agli occhi il caso di Squid Game.

Mugunghwa kkochi piotsseumnida” (tradotto il fiore di ibisco è appena sbocciato): è una frase ripetuta diverse volte in giro tra i #Reels di Instagram e i vari TikTok. Si tratta, infatti, di una famosa scena tratta dalla nuovissima serie sud coreana che è stata inserita su Netflix lo scorso 17 settembre e, giorno dopo giorno, ha scalato le classifiche di gradimento del pubblico grazie al passaparola sul web, arrivando al primo posto tra le serie più viste in Italia, tanto da riuscire a scalzare il primato a La casa di carta, Sex Education e Lucifer, storici cavalli di battaglia di Netflix

Squid Game è un thriller di nove episodi. Si tratta di un horror-drama distopico, scritto e diretto da Hwang Dong-hyuk, prodotto in Corea del Sud, lo spettacolo segue un gruppo di personaggi riuniti su un'isola remota. Quello che lega i quasi 500 reclutati, destinati per lo più a morire trucidati, è il fatto di avere grandi difficoltà economiche, di vivere ai margini della società e di non vedere alcuna prospettiva di riscatto in un futuro né immediato né lontano. Devono competere in versioni mortali di popolari giochi per bambini. I concorrenti, principalmente impoveriti, possono vincere una piccola fortuna se sopravvivono, ma la maggior parte finisce per pagare il prezzo più alto. Lo spettacolo è stato paragonato favorevolmente al film giapponese Battle Royale del 2000. Tocca anche i temi della povertà e dei difetti del capitalismo, che sono diventati elementi comuni nei drammi sudcoreani.

A metà tra videogioco e visione nemmeno troppo distorta della deriva dei reality show, Squid Game è violento. Estremo, una trama simile a quella a cui Stephen King aveva pensato nel 1982; la quale, però, doveva sembrare fantascienza, qui ha un fondo scuro di verosimiglianza. La serie sud coreana è al momento la più vista in Uk ed è ai primi posti anche negli Stati Uniti.
È un prodotto unico nel suo genere, che intrattiene, ma che regala soprattutto una sottile satira sul mondo che viviamo, fotografando il lato oscuro della società dei consumi.

È il titolo del momento, quello di cui tutti parlano e che tutti stanno guardando. Troppi, forse, perché le centinaia di migliaia di nuovi fan stanno talmente sovraccaricando il traffico di dati di rete da aver spinto l’ente sudcoreano SK Broadband a intentare causa alla piattaforma di streaming. Il problema sarebbe il mantenimento delle infrastrutture tecniche necessarie per la trasmissione di dati internet ad alta velocità, che il provider coreano ritiene dovrebbe essere sostenuto in parte anche dalla multinazionale. 

Il prodotto sta riscuotendo talmente tanto successo da essersi allargato, come prevedibile, a tutte le piattaforme social. Alcune delle prove affrontate dai protagonisti nella serie vengono replicate da migliaia di utenti su Tiktok, senza, ovviamente, che questi corrano alcun rischio. Una, per esempio, prevede di cucinare i Dalgona, un biscotto coreano di semplice preparazione, con una decorazione centrale removibile.