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L'Udinese è in ritiro ad Arta Terme (60 chilometri a nord di Udine). A disposizione di Francesco Guidolin mancano i reduci dal Sudafrica Lukovic, Di Natale, Inler, Isla, Sanchez, Asamoah e Handanovic, ma per il nuovo nocchiero dei bianconeri questo non sembra un problema. «Tutti - ha detto il mister bianconero - mi hanno promesso che si riuniranno al gruppo entro il 25 luglio, anche per questo motivo siamo partiti più in ritardo rispetto ad altre squadre. Cosa mi aspetto dalla squadra? Generosità, attaccamento alla maglia che indossano, essere bravi nelle due fasi del gioco. Bisogna sudare e 'morirè sul campo». Poi Guidolin si è soffermato su German Denis, proveniente dal Napoli, che raggiungerà i nuovi compagni di squadra domani sera, martedì mattina al massimo, dato che domani sarà sottoposto alle visite mediche. Per il sì definitivo di «El Tanque» manca ancora la firma, ma per quelli dell'Udinese si tratta di una formalità. «Denis è un giocatore potente - ha spiegato Guidolin - è un combattente, un generoso, saprà integrarsi nella squadra bianconera, sono convinto che ha anche ampi margini di miglioramento. L'ho visto all'opera nella stagione scorsa contro il Parma e mi ha favorevolmente impressionato». Ma all'Udinese sembrano mancare ancora un paio di elementi, soprattutto un esterno sulla corsia di sinistra. A tal proposito Guidolin è stato categorico: «Nelle ultime settimane ero tranquillo e lo sono tutt'ora, della società mi fido, a parte il fatto che voglio conoscere bene i giocatori a mia disposizione prima di chiedere eventuali rinforzi. Mi servono ancora venti giorni per avere le idee più chiare e comunque non ci sono problemi di sorta. La difesa? Siamo a posto così a patto - ha ammonito - che non parta nessuno». Menzione particolare per il ghanese Kwadwo Asamoah: «Tra i nazionali è quello che maggiormente mi ha impressionato ai mondiali; ma tutti sono stati lodevoli. Meglio così». Poi il tecnico di Castelfranco ha ribadito un concetto illustrato all'inizio di giugno, quando fu presentato alla stampa: «Fosse dipeso da me undici anni fa mai avrei lasciato. Purtroppo il divorzio dall'Udinese fu determinato da un difetto di comunicazione, ricordo che dopo la sconfitta casalinga contro il Perugia che ci costò il quarto posto e l'accesso alla Champions League ero teso, non volevo sentire nessuno. E pensare che la società aveva intenzione di farmi sottoscrivere un contratto quadriennale. Quelle incomprensioni tra me e l'Udinese furono ben presto superate, sarei dovuto tornare a Udine prima dell'avvento di Spalletti, ma non successe nulla. Poco importa: anche se in ritardo - ha concluso - sono felicissimo di essere in una terra che amo».