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Sappiamo ormai che il calcio italiano non è competitivo in Europa. Quello che non sappiamo è perché. Nessuno cerca soluzioni. Si pensa sia la crisi economica a fermare le squadre italiane. Di certo bene non fa, ma noi non vinciamo da undici anni. Nel frattempo l’Inter ha cambiato tre presidenti, Milan e Roma anche. I debiti sono stati pagati e rifatti molte volte. C’è qualcosa di più.

Gli altri corrono, sono veloci palla al piede e nei passaggi medi. Cosa impedisce alle nostre squadre di correre altrettanto?  L’Atalanta ci riesce per ottanta minuti, il Verona per sessanta, lo Spezia poco meno. Gli altri no. Sono anche bravi, ma restano lenti. Eppure siamo quelli che hanno più infortuni muscolari. Risolviamo cambiando continuamente medici e preparatori, ma non può essere solo colpa loro. Oggi è difficile sbagliare la gestione di un infortunio, le macchine vedono tutto, ci sono protocolli mondiali per ogni singolo problema.

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Forse è tempo di pensare di avere anche cattivi allenatori che spesso viziano i giocatori per ricerca del consenso. Cosa mangiano a casa i nostri giocatori? Come vivono il proprio corpo fuori dal campo?  Che stile di vita hanno? Sono più difettosi o colpevoli? Cominciamo da qui.