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Tra due settimane il mondo dello sport deciderà se mettere fuori l’Italia dalle prossime Olimpiadi. Gli atleti potranno partecipare, ma a titolo individuale, rappresentando se stessi, non il proprio paese. Niente parata alla cerimonia di apertura, niente bandiera, forse nemmeno l’inno. Messi di lato perché accusati di aver fatto entrare la politica nello sport, una condanna da vecchi regimi totalitari.

Prima domanda, è vero? Direi di sì dal momento che i soldi che arrivavano dallo Stato al Coni per gestire lo sport, adesso sono tornati allo stato, che decide anche come spartirli. Seconda domanda: è giusto? Dalla fine del fascismo ha sempre gestito tutto il Coni. Si può cambiare, ma non così.

Le regole del Comitato Olimpico vietano qualunque sudditanza dello sport verso la politica.
Così ci stanno mettendo fuori con la stessa condanna che subiscono paesi come la Russia travolti dal doping. Sarebbe una brutta figura inaccettabile. Non si può perdere la qualifica e i simboli di Nazione davanti a tutto il mondo e in uno degli avvenimenti più importanti dell’anno. Sarebbero incalcolabili le conseguenze per il paese, il suo futuro e qualunque suo governo. Ma non se ne occupa nessuno.