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Torna l'appuntamento di Calciomercato.com: un cappuccino con Mario Sconcerti. I temi dell'attualità calcistica approfonditi da uno dei punti di riferimento del giornalismo italiano e presenza fissa sulle pagine del nostro sito. L'approfondimento di oggi è dedicato alla Nazionale.

E’ vero, la nazionale non è più quella di una volta e vedremo perché. Ma non è nemmeno quella che dicono alcuni presidenti, De Laurentis soprattutto, cioè che è inutile e dimenticata da tutti. La nazionale per le società è indubbiamente una grande rottura di scatole. Prende molto e rende poco. Fino a venti anni fa, prima dell’arrivo massiccio di stranieri, l’Italia era un enorme riferimento del calcio mercato. Chi toccava la nazionale moltiplicava il proprio valore. Giocatori sconosciuti a inizio stagione diventavano top player alla seconda, terza convocazione. Questo è perduto.

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L’Italia oggi non seleziona più i migliori venti giocatori sui 400 che giocano in campionato. Oggi è italiano solo un giocatore su tre. Quando Mancini convoca come ha fatto adesso, 37 giocatori per l’Italia, non ha lasciato a casa nessuno. Non c’è più selezione, quindi c’è anche meno merito a essere chiamato. Niente supervalutazione di mercato. E fa esistere l’Italia solo con gli stipendi delle società.