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Vedendolo in conferenza stampa parlare di Raspadori, ho avuto netta la sensazione che Mancini senta il ragazzo davvero come una sua grande carta. Non credo lo farà partire titolare stasera, ma si aspetta molto da lui. E’ improprio, perfino inadatto, che un commissario tecnico usi quei termini per raccontare un esordiente. Avvicinarlo a un Paolo Rossi del tempo è augurabile, ma sa appunto di predilezione, quasi uno spot da tifoso. Mancini ha parlato però anche di qualità straordinarie, quindi ci crede ad occhi chiusi nonostante Raspadori non abbia mai fatto parte di nessuna spedizione precedente.

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Però è vero. Raspadori gioca a calcio nel senso puro del termine, come pochissimi altri attaccanti. Non è un vero centravanti, Platini lo avrebbe chiamato un nove e mezzo, cioè un buon incrocio tra un primo attaccante e un fantasista. E questa, se ci pensate, è una traccia importante. Mancini aveva quello stesso esatto ruolo. Era un attaccante vero e diverso, con una predisposizione naturale a mandare in porta anche gli altri. Raspadori è questo, tiene e gestisce la palla in piena area, dirige il traffico in una zona molto particolare. Credo che Mancini riveda se stesso in Raspadori ed abbia finalmente voglia di riconoscersi.