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E' molto curioso che il Milan sia stato venduto nelle stesse ore in cui Berlusconi tornava in serie A con il Monza. C'è una specie di grande equivoco, di vendetta della storia. Berlusconi ha maneggiato il Monza con la grandezza del vecchio mecenate, storie di un altro calcio che oggi fanno impressione e nostalgia. E' un calcio dimenticato, probabilmente ormai poco possibile, ma Berlusconi lo interpreta sempre alla stessa maniera: grossi investimenti, la volontà di scegliere i migliori, nessuna volontà di risparmio. 



Noi siamo qui veloci a gratificare il Milan per essere stato acquistato dall'ennesimo fondo americano, tutti professionisti il cui primo principio è guadagnare e far guadagnare gli altri sul Milan. Singer ha impiegato quattro anni a comprare e vendere la società. E' stato bravo e fortunato, ma è stato comunque un business. Il Monza di Berlusconi e Galliani è una vecchia storia di famiglie. Non credevo avrei mai rimpianto Berlusconi, ma ritrovarlo al grande tavolo del calcio con l'unica forza del denaro e l'esperienza, mi fa nascere molte domande, tra cui soprattutto una: avevamo più bisogno di lui o dei fondi americani?