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Temo che Platini sulla Superlega abbia idee confuse. Ricorderei in generale alcuni punti fermi della vicenda. Punto primo: nessuno contesta il diritto di organizzare un proprio campionato. Infatti Real Madrid, Barcellona, Juve e altre l’avevano organizzato. Non sono arrivati i carabinieri a fermarli. Sono stati i clienti a rifiutarlo. Cioè i consumatori di un prodotto che non gradivano. E allora, signor Michel, dov’è l’ingiustizia?

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Punto secondo: la cosa orribile della superlega non è tentare di esistere, è costruirsi un campionato dove si scelgono da soli gli avversari e non ci sono rischi sportivi, per esempio promozioni e retrocessioni. Questo non è sport né spettacolo.

Punto terzo: Andrea Agnelli non è la Juve e non è sempre esistito, è esattamente come Ceferin e chiunque di noi, destinato a passare. Punto quarto: la storia di una famiglia, di un’azienda, di una nazione, qualunque sia, non dà diritto a giocare nel lavoro in uno stesso momento con una squadra e il suo avversario. Resta scorretto chiunque tu sia. E Agnelli tra lega e superlega, questo ha fatto.