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Dai e dai, infine l’allievo ha superato il maestro. Ivan Juric, al comando di una ciurma di coraggiosi e sfacciati giovanotti, ha strappato i tre punti al suo antico mentore, quel Gasperini alla corte del quale, ai tempi del Genoa come giocatore e brevemente come secondo, aveva imparato i primi rudimenti del mestiere di allenatore. E l’ha fatto addirittura nella tana del maestro, a Bergamo, un campo minato per qualunque ospite. Vittoria limpida, indiscutibile. Un’ora di furente Atalanta aveva illuso che la Dea potesse infine piegare la ruvida resistenza del Verona. E’ stata invece  la squadra di Juric alla fine a svettare in virtù di una doppietta (rigore di Veloso, gol di Zaccagni) segnata nella ripresa. La Dea alla distanza ha pagato, probabilmente le gloriose fatiche di Liverpool. Per una volta però si dia al Cesare veronese quel che è suo. Il Verona ha vinto giocando una strepitosa partita per cuore, corsa, organizzazione e sagacia tattica. Anche a dispetto degli infortuni che hanno decimato la già mutilata difesa, prima eliminando Lovato e nel finale Ceccherini. Comunque la si giri, la partita di Bergamo ci ha detto che è nata una stella, di provincia ma fulgidissima. L’Atalanta le ha provate tutte, Gasperini nel corso della ripresa ha cambiato l’intera batteria di attacco, ma senza esiti. La palma dell’eroe massimo, fra gli eroi gialloblù (Dawidowicz, Tameze, Dimarco, Zaccagni) l’ha meritata il portiere Silvestri autore di quattro interventi decisivi nel giro di altrettanti minuti nel momento del massimo ed estremo sforzo offensivo dei ragazzi di Gasperini. E impeccabile in ogni circostanza. Il grande Fulvio Bernardini diceva. “Datemi un portiere che para e davanti uno che segna e con gli atri nove mi arrangio io”. Ecco, se Juric cavasse dal cilindro un attaccante più attrezzato di Di Carmine, Favilli, Salcedo e Kalinic, beh allora il Verona potrebbe davvero sognare in grande. Nel frattempo si sistema nei quartieri alti della classifica, e buon pro gli faccia. Massa ha arbitrato con polso e saggezza, ignorando qualche protesta ma così si fa, mai esasperare gli animi già bollenti. Manca il giallo a Lovato ma sono dettagli. 

Primo tempo da Piedigrotta - Diego Maradona Massimo e Unico (commemorato da un commosso minuto di silenzio) si sarebbe divertito un sacco a giostrare nella macchina da guerra di Gasperini. Senza Malinovski (Codiv19), Miranciuk, Caldara e Gosens, la Dea non perde un grammo della sua irruenza, La fresca gloria di Anfield è un propellente fantastico. Senonché di fronte c’è il tosto e organizzatissimo Verona dell’allievo Juric. E si vede. Le squadre si schierano a specchio con l’albero di Natale, due uniche punte (Zapata e Di Carmoen) sorrette da una doppia rampa di lancio (Gomez e Ilicic in nerazzurro, Barak e Zaccagni in gialloblù) e centrocampo aggressivo: al trio Hateboer-De Roon . Freuler si contrappongono Faraoni-Tameze-Dimarco e sono scintille, pressing e contropressing forsennati nella tonnara mediana e rapidi e ficcanti affondo nel cuore della difesa avversaria. 

Naturalmente è l’Atalanta a guidare le danze, Gomez è in serata di gala, taglia e cuce come una grande firma dell’haute couture francese, Zapata è il toro scatenato delle occasioni migliori ma nel giovane Lovato trova un avversario implacabile che lo anticipa, quando può e lo francobolla sempre. O quasi. Al quarto d’ora in verità il bisonte nerazzurro si divincola e piomba sul pallone servito in rinvio da Gollini, Lovato si arrangia col mestiere di un veterano (braccia e mani sul colombiano), Massa non fischia il fallo e Gasperini, in panchina dà in escandescenze. Non ha torto, il fallo e il giallo ci stavano tutti, il rosso no perché Faraoni stava sopraggiungendo a chiudere la corsa di Zapata verso Silvestri con una diagonale pregevole. Prima palla gol Atalanta due minuti dopo, Ilicic si divora il morbido assist di Zapata calciando ben oltre la sbarra. Al 20’ Gasperini si lamenta per un fallo a sui giudizio capovolto e stavolta Massa non lo perdona. “Adesso stai zitto!”, gli intima. E lui, sottovoce ma non tanto da non farsi sentire dal quarto uomo, Marinelli: “Con questo succede sempre così”. 

Alla mezzora il Verona perde Lovato (problemi muscolari alla coscia) e gli subentra Danzi, un centrocampista arretrato, le salmerie di Juric sono sguarnite in fatto di difensori. Ai box c’è Magnani, assieme a Vieira, Kalinic, Benassi e Roegg. E la bilancia da lì in avanti pende dalla parte della squadra del Gasp. La marcatura di Dawidowicz su Zapata scimmiotta quella vigorosa e attenta di Lovato, Danzi si schiera a destra in linea con Ceccherini (poi ammonito) a sinistra, e non è più un bel vedere per i gialloblù. La Dea si rovescia come una furia  sull’avversaria, che rincula a presidio della porta di Silvestri. Gomez ne inventa una della sue, si beve Danzi e spara un diagonale assorbito da Silvestri che poco dopo viene chiamato in causa da Zapata, anticipato con un uscita al limite dell’area di rigore. Si chiude all’intervallo fra fuochi di artificio bergamaschi (Ilicic è in crescendo, ma a volte esagera con i dribbling) e il Verona accatastato negli ultimi venti metri, peraltro in ordinata e lucida opposizione alla valanga nerazzurra. Che irrompe ma non rompe. 

Ripresa - Juric fa una mossa che risulterà decisiva. Richiama Danzi, a disagio come difensore, e schiera Veloso, Dimarco arretra sulla linea di difesa. Il primo quarto d’ora è il festival delle occasioni create e perdute dalla Dea, interrotto dall’incrocio dei pali scheggiato con un missile dai 25 metri di Veloso. In soli quattro minuti, Silvestri vola come un gatto a spegnere in gola a Toloi, Zapata, ancora Zapata e  Toloi in successione sincopata, l’urlo del gol  E’ l’ultimo hurrà dell’Atalanta, il Verona tira fuori la testa dal carapace come una testuggine stanca di essere presa a calci, Di Carmine manca per un pelo a tre metri da Gollini l’appuntamento col gol, Juric lo richiama assieme a Ilic e butta dentro Salcedo e Colley. E’ il prologo al vantaggio veronese. 16’ Zaccagni scatta sul filo del fuorigioco sull’assist di Dimarco, Toloi bruciato sul tempo allunga il gambone e lo stende. Rigore solare. Massa lo fischia  e Veloso lo trasforma con un mancino in diagonale al fulmicotone. L’ultima mezzora è uno spettacolo. Il Verona mica scende nel bunker, anzi. Attacca sfruttando gli spazi concessi dall’Atalanta che Gasperini ritocca richiamando Zapata e Ilicic per il duo Muriel-Lammers. Subito perde Gollini (ginocchio sinistro acciaccato, speriamo bene è quello operato), subentra Sportiello. Il Verona risponde con un cambio che appare folle: perso per infortunio Ceccherini, Juric manda dentro un attaccante Favilli. E la sorte lo premia. Favilli spreca la palla del 2-0. Muriel si segnala per un paio di limpidi spunti palla al piede conclusi con tiri fuori bersaglio e infine al minuto 43, la perla di Zaccagni (uno da tenere d’occhio in chiave azzurra, Mancini) sfugge in area a Toloi e infila Sportiello con un dolce diagonale nell’angolino: 2-0. Verona che potrebbe triplicare in contropiede, ma Favilli e Salcedo si fanno mangiare dai recuperi di Toloi e Palomino. Il vocione di Juric che ha tuonato per tutta la ripersa è un coro di angeli. Peccato quel saluto frettoloso, all’uscita dal campo, fra Gasperini e il tecnico veronese. Ma si sapeva, da tempo fra i due i rapporti sono diventati freddi come la banchisa polare. 


IL TABELLINO:
Atalanta-Verona 0-2 (primo tempo 0-0)
Marcatori: 17' s.t. Veloso (V), 38' s.t. Zaccagni (V). 
Assist: 38' s.t. Veloso (V). 
ATALANTA (3-4-1-2): Gollini (21' s.t. Sportiello),  Toloi, Djimsiti, Palomino, Hateboer, de Roon, Freuler, Mojica (32' s.t. Ruggeri), Iličić (18' s.t. Lammers), Gomez (32' s.t. Diallo), Zapata (18' s.t. Muriel). All. Gasperini. 
VERONA (3-4-1-2): Silvestri, Ceccherini (29' s.t. Favilli), Lovato (31'p.t. Danzi (1' s.t. Veloso)), Dawidowicz, Faraoni, Tameze, Ilic (13' s.t. Colley), Dimarco, Zaccagni, Barak, Di Carmine (13' s.t. Salcedo). All. Juric. 
Arbitro: Davide Massa di Imperia. 
Ammoniti: 20' p.t. Gasperini (A), 39' p.t. Ceccherini (V), 45' p.t. Dawidowicz (V), 15' s.t. Toloi (A), 35' s.t. Diallo (A), 37' s.t. Veloso (V).