"Una mezzala di inserimento, una sorta di mix tra Kessié e Bonaventura", è questo l’identikit tracciato da Mirabelli. Il Milan vuole rafforzare il centrocampo e ha pensato a Marouane Fellaini.  Il trentenne del Manchester United, causa infortuni, non ha disputato moltissime gare in stagione, ciononostante è risultato decisivo in più di una partita, tanto da comparire ancora una volta, a differenza di Nainggolan, nella lista del Belgio per il Mondiale in Russia. In Premier ha raccolto 16 presenze, di cui soltanto 5 da titolare, per un totale di 612’. Un minutaggio sorprendente rispetto ai 3269’ di Kessié o ai 2554’ di Bonaventura. Eppure il giocatore belga coi suoi 4 gol, la metà di quelli di Jack, ha segnato più o meno come il giovane ivoriano (5), se consideriamo anche la rete in Champions contro il Basilea nel primo turno della fase a gironi. Dopotutto, questo che ha appena trascorso in Premier, da un punto di vista meramente realizzativo, è stato il secondo miglior anno a Manchester di Fellaini (vedi i 6 gol in 27 presenze nella stagione 14/15). Niente di paragonabile tuttavia al 2012/13, quando si consacrò all’Everton firmando la bellezza di 11 reti e 6 assist, va ricordato in 31 presenze e giocandole praticamente tutte da trequartista.  E’ la duttilità infatti una delle prerogative del ragazzone di Etterbeek (è alto 1,94). Dunque, come lo ha utilizzato Mourinho di recente? E come potrebbe far comodo a Gattuso? Per tipologia, il giocatore parrebbe più sovrapponibile a Kessié che a Bonaventura. Sappiamo però che dei due centrocampisti rossoneri, il secondo piace ad Allegri. Nel caso infatti dovesse partire Khedira, la tentazione Juve si farebbe molto forte per il numero 5 rossonero. Dunque quel “mix” di cui parla Mirabelli è pensato anche per sopperire eventualmente all’ipotetica partenza di Bonaventura? Una cosa è certa: Fellaini, in un centrocampo a tre, non giocherebbe mai davanti alla difesa, se non per necessità.  

FELLAINI CON MOU – Diverso sarebbe se il modulo del Milan fosse quello adottato per lo più dal Manchester United di Mourinho, ovvero il 4-2-3-1. In questo caso Fellaini potrebbe far parte tranquillamente, come ha fatto e fa, della coppia in mediana. Nei Red Devils infatti ha occupato spesso  questa posizione in alternativa a Pogba (o Herrera o McTominay), e prevalentemente accanto a Matic, il regista vero e proprio. Tra il centrocampista serbo e Fellaini c’è  complementarietà: l’uno è abile nella costruzione bassa, nel passaggio lungo e/o creativo e nel senso della posizione, l’altro (Fellaini) è ottimo negli inserimenti senza palla, nel gioco corto e nel difendere in avanti. Ah, e ovviamente nel gioco aereo. Allo United Fellaini si è trasformato del tutto in quel giocatore box-to-box che tanto farebbe comodo a Gattuso anche qualora, a partita in corso, volesse passare dal 4-3-3 al 4-2-3-1 (o 4-4-2).   

FELLAINI NEL 4-3-3 – L’altro modulo utilizzato parecchio da Mourinho è il 4-3-3, il modulo (mutatis mutandis) del Milan attuale. In questo contesto, il belga viene schierato da mezzala destra, poiché a sinistra va Pogba (così il francese giocava anche nella Juve, sebbene in un 3-5-2). Come vedete è Matic a ricoprire il ruolo che nel Milan spetta a Biglia (o a Montolivo o a Locatelli). Dovesse rimanere rossonero Bonaventura, i vari incastri porterebbero naturalmente Fellaini sul centrodestra, al posto di o in alternativa all’ivoriano.   

LA DOTE DI MAROUANE – Nello sviluppo di questa azione, la partita è Manchester United-Arsenal del 29 aprile (2-1 al 91’ con rete decisiva proprio del colosso belga), è chiara la funzione svolta da Fellaini in proiezione offensiva, specialmente quando l’attacco è privo di Lukaku. Poco prima di colpire il pallone di testa al centro dell’area, pallone che poi andrà a sbattere contro il palo per finire in rete sul tap-in di Rashford (gol annullato per fuorigioco di quest’ultimo), Fellaini incrocia con la prima punta ‘leggera’ intenzionato a far valere i suoi centimetri. Prepotente come un centravanti puro. Per intenderci, quello che fa in Italia Milinkovic-Savic. Ricordo a tutti che il belga è più alto di Kessié di dieci centimetri.   


Inoltre Kessié, abbandonato Gasperini, ha dovuto adattare i suoi inserimenti al modulo e al gioco di di Gattuso. Defilandosi maggiormente, per così dire. 

Difficile (anche se non impossibile) pensare a un Fellaini attratto e risucchiato fuori dal centro dell’area da una combinazione corta in questa zona di campo. Piuttosto, gli verrebbe naturale portate chili e centimetri in prossimità dell’area piccola, magari approfittando (come qui sotto, contro il Siviglia) di un mismatch col terzino di turno. Qui rispetta, ovviamente, l’ingombro centrale (stavolta sì) di Lukaku, e vi si allinea. Vedete inoltre come lascia solo il compagno di reparto Matic, per sfruttare la sua dote?

IL PETTO, LE SPONDE- L’esempio di Milinkovic-Savic non era affatto casuale. Apprezziamo sotto un controllo di petto imperioso contro il Southampton. E’ un modo di risalire il campo semplice ed efficace, specialmente contro squadre che portano pressione molto alta. “If you are dominant in the air you go long”, insegna Mourinho. E Fellaini è utilissimo alla causa, in quanto non solo vince una marea di duelli aerei a partita, ma riesce spesso ad arrivarci col petto, addomesticando e mettendo a terra poi con uno o due palleggi intermedi palloni impossibili per giocatori di statura media.  

E infatti è proprio Kessié, nel Milan, che viene cercato spesso coi lanci lunghi o del portiere o della difesa, quando la squadra avversaria effettua bene il pressing. Non a caso (pensiamo all’aggressività ‘a tutto campo’ e ‘a uomo’ dei bergamaschi) riporto un’immagine da Atalanta-Milan.. Poco prima del gol rossonero, peraltro siglato proprio dall’ivoriano, Kessié allunga la sua squadra ben oltre il proprio centravanti (Kalinic) e viene così servito da Bonucci (palla lunga a scavalcare il centrocampo). A quel punto tocca a Masiello, uno dei tre centrali di Gasperini, accorciare su di lui.  

Ma Fellaini in questo fondamentale è insuperabile, ha pochi rivali al mondo. Può permettersi persino di farlo nell’area affollata del Chelsea, impunemente.