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Giampiero Ventura ha pietrificato tutti. Perché davvero nessuno in casa Chievo si aspettava un suo passo indietro. Una mossa che in realtà l'allenatore meno amato d'Italia stava covando da giorni: questioni personali, un vero e proprio crollo psicologico totale con se stesso. Questo ha portato Ventura alla decisione clamorosa, sussurrata al suo vice Sasà Sullo già durante il secondo tempo di Chievo-Bologna e comunicata alla squadra appena dopo il novantesimo. "Non me la sento di andare avanti, mi dimetto", queste le parole con cui Ventura ha spalancato la porta dello spogliatoio gialloblù e ha lasciato di sasso chiunque.

'TROPPA PRESSIONE' - Dietro ci sono tanti fattori. Non problematiche con i giocatori, perché la gran parte della squadra era dalla parte di Ventura; neanche crepe nel rapporto con la società, dal ds Romairone in giù tutti si sono sempre schierati con lui nonostante un inizio disastroso dal punto di vista dei risultati come del gioco. Tanto che non era arrivata alcuna avvisaglia del suo passo indietro. Ventura ha ceduto psicologicamente, nella testa; ha avvertito troppa pressione, lo ha confessato a chi gli sta vicino. I riflettori sempre addosso, un Paese ancora avvelenato nei suoi confronti per la clamorosa e imperdonabile debacle Mondiale, una situazione sempre più pesante che il punticino nello scontro determinante col Bologna non ha contribuito ad attenuare. Sente tutti contro, Ventura; non al Chievo ma lì fuori, in un calcio che lo vede come bersaglio sempre più immediato da un anno - era proprio di questi tempi, il disastro contro la Svezia - ad oggi. L'ex ct azzurro ha preferito fare un passo indietro: dimissioni, incredibile ma vero se si pensa che neanche un mese fa trattava per due giorni interi per un contratto biennale così da costruire un progetto. Precipitato invece in tre settimane. Anche per questo la dirigenza del Chievo è sorpresa, sconvolta, arrabbiata. Ma Ventura l'ha detto ai suoi giocatori: da quel momento, non se l'è più sentita.