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La fascia di Astori non si tocca. Questo deve essere ben chiaro. È il punto fondamentale da cui partire. La questione, relativa all'uniformazione del riconoscimento del capitano sui campi di Serie A, ha subito messo d'accordo la quasi totalità dell'opinione pubblica, che già di per sé racconta la forza della riluttanza a tale decisione e la scelleratezza della stessa. In particolar modo, il riferimento è ai fatti di casa Fiorentina. Dove la stessa squadra ha fatto sapere di voler continuare a vedere Pezzella indossare la fascia di Davide.

Il discorso è lampante, la conclusione è presto tratta. Perché non permettere ai viola di portare un simbolo che, come ha esternato anche la società, ha un significato diverso dalle altre situazioni e non dovrebbe essere trattato con semplicità? Da Simeone a Biraghi, fino a Ceccherini, la squadra è stata chiara: la fascia non si tocca. E tutti sono pronti a pagare. Piani alti compresi. La vicinanza è arrivata da più parti. Ora ci si appella al buonsenso e all'educazione. In ogni caso, l'omaggio sarà difeso.
Il regolamento non permette cambiamenti, anzi: ogni modifica può essere solamente effettuata in casi particolari, ma è comunque appannaggio della Lega. Dunque, nessun margine. Dal prossimo turno entreranno in vigore le sanzioni per chi non si attiene alla legge. I gigliati andranno avanti per la loro strada.

Dall'esterno, probabilmente, appare difficile comprendere la sensibilità con cui Firenze ha vissuto il dramma di Astori. Un qualcosa che ha lasciato nella piazza una coscienza in merito, un segno, "un seme", come ama definirlo Pioli. Lo hanno celebrato, pianto, cantato, salutato, se lo sono tatuato, gli rendono omaggio in ogni momento e non lo dimenticheranno mai. Davide sarà per sempre il Capitano. Lo sarà Pezzella, con la sua fascia al braccio. Perché la Fiorentina lotta anche per il proprio, eterno, numero 13.