Considerando che l’Atalanta si è presentata con sei riserve e la testa rivolta al ritorno di Europa League, non si può certo essere soddisfatti. Già, siamo nell’epoca di transizione e ridimensionamento. Quindi accettiamo. Questa squadra ha numerose lacune che con il tempo anche l’opinione pubblica e gli inguaribili ottimisti stanno comprendendo. E un motivo ci sarà.

Dunque, nella corsa al niente è un buon pareggio, d’altronde l’Atalanta è diventata un modello da temere. Quindi, perché non prendere spunto? Deve essere un pareggio costruttivo, che abbia dato modo di osservare da vicino un’idea. Specialmente dopo aver studiato i bergamaschi, un po’ di invidia a veder le gare europee sarà venuta. Ecco, proprio da qui bisogna ricominciare a sognare. Ora mancano tredici partite. Sempre meno, viene da pensare a questo punto. Zero obiettivi, parola al campo. Giudicare Milenkovic dopo l’espulsione e farlo sparire dai radar sarebbe un errore: al rientro, farlo giocare, sempre. Così come urge dare uno scossone a Benassi. E, prioritariamente, capire cosa è Saponara. Ma fossero solo questi i problemi.