Era tutto scritto. Perché le barricate dell'UEFA suonavano come il campanello della beffa. Una squadra con passivi da milioni, che si permette di chiudere in cospicuo passivo e prende in giro facendo un mercato al di sopra delle proprie possibilità, viene riammessa alla competizione dalla quale è stata esclusa. Niente giri di parole: un cambiamento illogico, specialmente per la forte differenza tra la formula giudicante dell'UEFA e quella del TAS.
 
La prima, peraltro, ha atteso e dilatato i tempi per creare una memoria inattaccabile. Abbiamo visto. Settimane perdute a programmare, stravolgere i piani in balia dell'incertezza. Che, prontamente, come accade in questi casi, si è tramutata in derisione. Com'è possibile? Debiti, farse e teatrini, tutto per averla vinta. In Italia, come in Europa, a questo punto, funziona nello stesso modo. E non siamo così diversi dagli altri.

Attesa, attesa, solamente per ricevere l'ennesima delusione. Arrivare sesti con stranezze economiche e continui cambiamenti, eludendo le regole e le leggi finanziarie. Questa la vera sentenza. Da adesso si guarda avanti, con i conti in regola e con la speranza di costruire una squadra virtuosa, così come i nostri bilanci. Intanto Yonghong Li è indagato dalla Procura di Milano. La sua farsa, i debiti derivanti dall'epoca Berlusconi: com'è possibile che si sia passati sopra a tutto questo?
"La decisione dell’Adjudicatory Chamber dell’UEFA CFCB del 19 giugno 2018 è confermata nella parte in cui si stabilisce il mancato adempimento, da parte del Milan, del requisito del pareggio di bilancio; la decisione è annullata nella parte in cui si stabilisce l’esclusione del Milan dalla prossima competizione UEFA: il caso è rinviato all’Adjudicatory Chamber dell’UEFA CFCB per l’irrogazione di una sanzione disciplinare proporzionata", questo il comunicato del TAS di Losanna. Analizziamo. Il mancato adempimento al pareggio di bilancio è confermato, sarebbe stato difficile muoversi altrimenti. Ma qual è, allora, la sanzione disciplinare proporzionata? Ammettere i rossoneri alla competizione, con limiti di rosa e imposizioni finanziarie, magari intaccando il mercato, è un danno alla partecipazione e allo stesso trofeo.

"Il Collegio ha ritenuto che alcuni elementi rilevanti non fossero stati adeguatamente considerati dall’Adjudicatory Chamber, tra cui in particolare l’attuale situazione finanziaria del club, significativamente migliorata in seguito al recente cambio di proprietà dello stesso", continua la sentenza. Purtroppo, come detto, la disuguaglianza dei metodi di giudizio tra UEFA e TAS ha fatto la differenza: il secondo, Tribunale più "politico", ha tenuto conto della presenza di Elliott, con i suoi emissari, e della forza economica dello stesso fondo. Le garanzie sul futuro, però, non possono cancellare a cuor leggero gli errori del passato. Chi sbaglia deve pagare. Poi potrà certamente redimersi.