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Aspettavamo la conferma contro una big, ed è arrivata la vittoria 1-2 sul campo dell’Atalanta. Aspettavamo le risposte di una Fiorentina senza Nico Gonzalez, un uragano nelle prime gare, ed è arrivata la gran prova di Callejon e soprattutto Bonventura (peccato per Sottil, che ha creato tanto ma non ha sfruttato al meglio l’occasione). Adesso predicare calma a Firenze sarà difficile. Da sempre, nel capoluogo toscano la Fiorentina scandisce le giornate degli appassionati, e i giudizi tendono ad affastellarsi abbastanza in fretta. Proviamo a rimanere coi piedi per terra: all’Atalanta mancavano l’equilibratore De Roon e il gioiello Muriel, oltre a Musso che è il portiere titolare. Inoltre, Gasperini ci ha abituati ad avvii di campionato abbastanza singhiozzanti. Ma rimane una vittoria più che convincente.
 
LA FAMOSA LINEA ALTA – Tanto messa in dubbio dopo la Roma, stavolta ha retto benissimo l’urto della squadra più prolifica degli ultimi anni. Addirittura nel primo tempo l’Atalanta ha fatto un solo tiro in porta, roba che non accadeva da cinque anni. Se la Fiorentina riuscirà a difendere bene e attaccare benissimo come ha teorizzato Italiano, e come ha fatto stasera, per tutta la stagione, allora al divertimento si aggiungeranno anche le soddisfazioni. Ottimo, sempre parlando di reparto difensivo, l’esordio di Odriozola, puntuale in tutti e 65 i minuti giocati dopo l’infortunio occorso a Venuti. In particolare, impressionante nel tener botta fisicamente contro un peso massimo del calibro di Zapata.
 
DA DESAPARECIDOS AD ARMI VINCENTI – Duncan e Amrabat sembravano più fuori che dentro al progetto della Fiorentina. Il primo è stato in realtà tolto dal mercato abbastanza presto, dato che già in ritiro aveva fornito a Italiano buone indicazioni, ma aveva davanti Castrovilli e Maleh; il secondo è stato lì lì per partire fino alle ultime ore di mercato, salvo poi rimanere e affrontare il tecnico in un colloquio privato: “Deve cambiare registro e capire che non può giocare solo nei due di centrocampo, lo vedo da centrale”. Detto fatto. Duncan ha messo tutto il suo dinamismo da mezzala titolare complici le non perfette condizioni di Castrovilli, e Amrabat è entrato per proteggere il vantaggio facendo un po’ il Pulgar, cioè abbassandosi spesso tra i due centrali per difendere l’area di rigore dalle incursioni dei centrocampisti.
 
SI SCRIVE VLAHOVIC, SI LEGGE LETALE – Non ha avuto praticamente nessuna occasione, soffocato dalla morsa di un Palomino mai così efficace in marcatura. Eppure ha fatto due reti. Dusan Vlahovic è ancora il Re Mida della passata stagione, e lo 0 alla voce “gol segnati” alla prima contro la Roma è ormai un lontano ricordo. Dubbi sul 4-3-3, sull’adattamento a giocare da punta unica? Ormai nessuno. Ci sono state delle difficoltà, e coi giallorossi si sono viste, ma adesso Vlahovic è padrone del reparto e sa rendersi pericoloso anche al servizio dei compagni: il rigore dello 0-1 nasce da un suo cross velenoso. Svaria su tutto il fronte, corre, protegge la palla, segna. Un 2021 da incorniciare, comunque vada a concludersi, e un rinnovo che adesso aspetta solo la sua firma. In barba a tanti incivili che anche ieri hanno perso un’occasione per tenere la bocca chiusa invece di ululargli addosso sui rigori e durante l’intervista al 90’.
 
L’OTTAVA SORELLA? – Si è parlato molto in settimana della voglia della Fiorentina di riprendersi il posto scippato dall’Atalanta in questi anni fra le nobili della Serie A. La vittoria di ieri non colma le distanze, semmai deve essere considerata il punto di partenza per raggiungere un obiettivo fino a pochi mesi fa neanche ipotizzabile. Magari l’Atalanta continuerà a trasformarsi e rimarrà lassù dove ormai ci ha abituati a vederla. Ma chi l’ha detto che le sorelle debbano essere per forza sette? “Aggiungi un posto a tavola”, si potrebbe dire, infervorati dalla vittoria di Bergamo. Ma è presto, troppo presto. E’ però sufficiente continuare così. Con un Vlahovic così, un Gonzalez in più e un altro top player, che risponde al nome di Vincenzo Italiano, in panchina, nulla sembra poi così lontano. Del resto, lo diceva lo stesso tecnico quando era al Trapani: “Nessun limite, solo orizzonti”. Sotto col Genoa.