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Il tam tam è partito da qualche giorno. Un appello in piena regola, a dieci anni da quel 4 maggio del 2003, 50 mila tifosi del Toro in marcia per rivendicare l’orgoglio granata nel giorno dell’ennesima retrocessione in serie B. Il popolo torinista torna in piazza - o almeno, medita di farlo - e stavolta non lo fa contro la società né contro il destino, ma con un bersaglio preciso: il Filadelfia e chi ne sta ostacolando (o rallentando) la ricostruzione.  

«Cuori Granata, è ora! Domenica 12 maggio tutti in piazza per urlare al mondo la nostra Fede, per reclamare quel che ci spetta, per ottenere che dopo tanti anni e tante prese in giro, torni a essere realtà», si legge nel messaggio inviato da Domenico Beccaria, tifosissimo del Toro e consigliere della Fondazione Filadelfia, l’organismo che raggruppa tutti i soggetti (a cominciare dal Comune) che dovrebbero prendere parte al progetto di ricostruzione del glorioso stadio del Grande Torino abbattuto nel luglio 1997. L’idea di organizzare una grande manifestazione è nata negli ultimi due giorni, dopo l’ennesima doccia fredda, il cda della fondazione a inizio settimana che ha sancito la rottura - forse definitiva - tra i rappresentanti dei tifosi e Palazzo Civico.

Il motivo del contendere è presto detto. Palazzo Civico ha promesso di stanziare fondi, 3,5 milioni spalmati su tre anni, ma poi ha rinviato la prima tranche; il progetto preliminare rischia di non vedere la luce, o di essere rinviato a causa dei tagli per rendere sostenibile la ricostruzione dello stadio. «Si continua a perdere tempo», si è sfogato Beccaria dopo l’ultima bagarre di lunedì. «Si rinvia la data del conferimento dei soldi, il vero motivo per cui la ricostruzione del Tempio granata non ha ancora avuto inizio. È una situazione vergognosa. Come cittadino e come tifoso, mi sento preso in giro da una amministrazione pubblica che promette a piene mani in tempo di elezioni e poi non mantiene quando è ora».  

 

È evidente che il balletto sui fondi va di pari passo con il progetto che si intende realizzare. E anche qui non c’è nessun accordo: da una parte c’è chi punta su un piano da 8 milioni, esattamente quanto Comune, Regione e Torino hanno promesso di investire (3,5 Palazzo Civico, altrettanti la Regione e uno la fondazione intitolata alla mamma del presidente granata Cairo) e chi si aggrappa al lavoro della commissione di architetti e ingegneri in base a cui si ipotizza di spendere 12 milioni.  

Di mezzo c’è l’incognita Giordano Bruno, ovvero il lato dell’impianto che dà sull’omonima via. La differenza è lì, costruire anche quell’ala costerebbe tra 4 e 6 milioni di euro che a oggi non ci sono. Entro il 15 maggio i vertici della Fondazione Filadelfia hanno annunciato la presentazione del progetto. E non è un caso che la manifestazione dei tifosi granata sia stata convocata proprio il 12. Una forma di pressione. O un attestato di sfiducia. O ancora, un modo per ribadire che la pazienza è finita.