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Deludente, nel giorno più importante. ​Contro l'Italia Granit Xhaka aveva gli occhi addosso, del suo allenatore, che gli aveva affidato le chiavi del centrocampo, dei tifosi svizzeri e di quelli romanisti, che da settembre potrebbero ritrovarlo ogni domenica, è riuscito nell'impresa di non convincere nessuno. Una prova incolore, insipida, di scarsa personalità, l'unica nota cromatica è arrivata dalla chioma bionda ossigenata, necessaria per ricordare la sua presenza in campo. Da un giocatore della sua esperienza, da uno con la maglia numero 10 sulle spalle tutti si aspettavano di più, compresi i cameraman in tribuna, che aveva ricevuto istruzioni di seguirlo con attenzione. Non è stato necessario.

Di certo questo Xhaka, questa versione impaurita, non è quello che serve alla Roma. Con il Gladbach, soprattutto, e con l'Arsenal, anche se a singhiozzo, ha dimostrato di essere un altro tipo giocatore, più vivo, più sportivamente cattivo e arrogante. Quel giocatore che tanto piace a Mourinho, che ne ha chiesto l'acquisto ai Friedkin, nonostante la presenza in rosa di Diawara e Villar. La trattativa con l'Arsenal prosegue, c'è ancora distanza tra richiesta, 20 milioni, e offerta, 13-14, ma c'è fiducia. Non a caso Xhaka ha già chiesto informazioni sull'Italia ai compagni Rodriguez, Freuler e Shaqiri. Settimana prossima potrebbe essere quella decisiva per la fumata bianca, soprattutto se la Svizzera non riuscirà a battere la Turchia, domenica alle 18. Un rischio molto alto.