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Ancora qualche settimana fa, descrivendo un rischio di deriva subprime per il mondo del calcio globale, si rischiava d’essere accusati di catastrofismo e di insana passione per la Teoria della Cospirazione. Adesso il rischio non sussiste, perché i subprime del calcio sono già arrivati e operano a pieno regime. Lo si è scoperto venendo a conoscenza di un soggetto chiamato XXIII Capital, una società con sede a Londra dal cui sito web si ricava l’indicazione dei campi d’azione: “Capital solutions for sports, music and entertainment industry” (LEGGI QUI). Impossibile ottenere ulteriori informazioni, poiché per i passaggi successivi si deve sottostare al filtro di un “client login”. Dunque, per saperne qualcosa di più bisogna raccogliere le scarne notizie presenti sul web: un articolo del quotidiano svizzero Le Temps (LEGGI QUI), poi ripreso dal settimanale ticinese Il Caffè che per l’occasione mi chiese un commento (LEGGI QUI), e un post molto analitico e preciso del blog portoghese O Artista do Dia (LEGGI QUI). In questi articoli si descrive un meccanismo che è l’ulteriore salto del calcio globale verso l’economia dell’azzardo sui rendimenti futuri, fatto allo scopo di finanziare debito e spese correnti. Ma prima di spiegare di cosa si tratti è utile illustrare come si sia venuti a conoscenza di XXIII Capital.

Lo scorso gennaio alcuni canali spagnoli d’informazione hanno riferito dell’ennesima “nuova fonte di finanziamento” sperimentata dall’Atletico Madrid, club che quanto a finanza creativa andrebbe indicato come case study presso tutti i corsi avanzati di business management. In quell’occasione veniva data informazione del fatto che il club colchonero aprisse al calcio spagnolo la strada di Wall Street per  rastrellare nuovi denari (LEGGI QUIe che il soggetto cui è stata affidata l’operazione è, appunto, XXIII Capital. Il che, presentato così, sembra un passaggio di modernizzazione economica. In realtà le cose stanno in modo molto diverso, e come al solito ha provveduto il sito Football Leaks a smascherare il vero senso dell’operazione. Ciò è avvenuto in due passaggi diversi. Dapprima con la pubblicazione dei documenti relativi al trasferimento di Bernardo Silva dal Benfica al Monaco, orchestrato da Jorge Mendes (LEGGI QUI), seguiti da quelli riguardanti il passaggio di Gianelli Imbula dal Marsiglia al Porto, un affare nel quale l’intervento di Doyen Sports Investments è stato molto pesante (LEGGI QUI). In entrambi i casi risulta che parte dei pagamenti effettuati da Monaco e Porto non è destinata, rispettivamente, a Benfica e Marsiglia, ma a XXIII Capital che si trovava nella condizione di ente creditore. A che titolo? Presto detto: Benfica e Marsiglia hanno ceduto a XXIII Capital i futuri crediti, nel quadro di un’operazione di factoring. Una mossa abbastanza ordinaria per un’azienda che abbia necessità di fare cassa nell’immediato. Il problema sorge però quando si scopre quali siano gli asset che i club hanno deciso di monetizzare. Oggetto dell’operazione di factoring sono i futuri incassi da diritti televisivi e da cessione di calciatori. Per quanto riguarda il primo asset, la cessione anticipata dei crediti da diritti televisivi è una trovata già sperimentata qualche anno fa dai club di Premier League. In quell’occasione si venne a conoscenza di un soggetto rimasto nel mistero: Vibrac, una società finanziaria con sede legale a Tortola, nelle Isole Vergini Britanniche (LEGGI QUI), che anticipava denaro applicando tassi d’interesse sostenuti. Diverso e più spinoso è il caso dei futuri incassi da trasferimenti di calciatori. Perché nella fattispecie non si tratta di poste finanziarie il cui incasso è abbastanza certo (la sola condizione di rischio è una retrocessione del club, che farebbe perdere il diritto a quelle somme), ma di valori prodotti attraverso scelte da fare sulla qualità della squadra che va a affrontare una stagione agonistica. In parole povere: se vendo il valore dei futuri diritti televisivi, mi limito a anticipare la fruizione di una quantità di denaro che comunque mi spetterà a meno di una retrocessione; se invece vendo il futuro incasso da cessione di calciatori, vorrà dire che sarò obbligato a cederne qualcuno andando a incidere sulle scelte di allestimento della squadra. Siamo dunque su un piano completamente diverso, rispetto alla cessione dei crediti da diritti tv. Inoltre, c’è il solito punto dirimente: allo stesso modo in cui non si può cartolarizzare un essere umano attraverso operazioni di TPO/TPI, non lo si può trattare alla stregua di un mutuo subprime. E giochini del genere sanno tanto di TPO/TPI mascherate.

Intanto l’operazione procede, e ha portato XXIII Capital a piazzare i primi bond sul mercato americano. L’articolo di Le Temps riferisce che la società londinese ha comprato crediti per 75,3 milioni di dollari presso club di sei paesi europei, e li ha trasformati in prodotti finanziari con un tasso d’interesse del 3,7%. Come è distribuita quella cifra di 75,3 milioni? Come segue: 20,7 milioni in Spagna, 19,7 in Inghilterra, 16,3 in Italia, 10,5 in Portogallo, 5,7 in Francia e 2,4 in Olanda. Sarebbe interessante sapere quali club italiani abbiano già venduto crediti futuri per 16,3 milioni di dollari, che in euro fanno 14 milioni e 932 mila. I signori della Figc e della Lega di serie A sarebbero così cortesi da dirci? O non se ne sono nemmeno accorti?

@pippoevai