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Il sipario sul sogno zemaniano è calato mezz'ora dopo le 14 di ieri, ma in realtà lo aveva già fatto nell'ultima notte da incubo all'Olimpico.


Si chiudono così nella maniera peggiore - un esonero annunciato e tirato per le lunghe - otto mesi vissuti sempre sul filo del rasoio, con pochi sprazzi di bel gioco e tante delusioni, uno spogliatoio sempre più spaccato (casi Stekelenburg e De Rossi) e risultati deficitari. Zeman ha appreso dell'esonero dal suo procuratore, visto che non aveva risposto nè al telefonino (sua abitudine) nè all'apparecchio di casa. «È la mia ultima grande occasione», disse il boemo al suo arrivo nel giugno scorso. Se l'è bruciata, lasciando comunque un'impronta del suo passaggio come testimonial della «Up!» della Volkswagen, uno degli sponsor della Roma, con il tormentone «Daje». A Zeman resterà la vettura regalatagli dalla casa tedesca e ora andranno in onda gli spot già pronti con De Rossi protagonista. «Sono molto dispiaciuto, io avrei continuato», il commento amaro del boemo.
La decisione del divorzio, ormai nell'aria dopo la disfatta casalinga con il Cagliari, è stata partorita nello studio Tonucci a due passi da Villa Borghese, noto ai tifosi perchè lì il 15 aprile 2011 fu siglato l'accordo per la cessione della Roma agli americani. Una telefonata al presidente Pallotta negli States ha sancito l'addio, poi è iniziata la caccia al successore mentre si rincorrevano le voci più disparate (da Malesani, pista già abbandonata da giorni, a Giampaolo fino alla fantasiosa ipotesi Novellino). In realtà la società giallorossa ha provato a convincere Laurent Blanc, apparso però perplesso davanti al progetto romanista: l'offerta era un contratto di un anno e mezzo, ma la trattativa con l'ex ct della Francia si è arenata subito perché Blanc non ama entrare in corsa e attende uan chiamata dalla Premier inglese.

Sfumata l'idea del francese, i dirigenti della Roma non hanno avuto dubbi: il traghettatore da qui alla fine della stagione - nonostante il comunicato del club parli di scelta temporanea - sarà Aurelio Andreazzoli (nella foto), 60 anni il prossimo 5 novembre, un'esperienza in panchina alla Carrarese nel 1994-95, vice storico di Luciano Spalletti e bravo nella preparazione tattica delle partite. Andreazzoli non aveva voluto seguire in Russia Spalletti ed era rimasto a Trigoria nel ruolo di assistente tecnico di Montella, Luis Enrique e appunto Zeman. Dunque, la scelta più facile ed economica: Andreazzoli percepisce un compenso annuo di 200mila euro che potrebbe essere ritoccato con la «promozione».
«Era l'unica decisione da prendere - così il dg giallorosso Baldini spiega il tardivo esonero di Zeman - anche se lui non è l'unico responsabile della situazione. Andreazzoli? Conosce i giocatori e il loro valore, con lui non perderemo tempo e ha la nostra piena fiducia». Baldini era pronto a rassegnare le dimissioni già venerdì sera, la proprietà americana lo ha confermato fino a giugno come gli altri dirigenti: «Che io resti qui è un atto di responsabilità, sono preposto a prendere le decisioni».

Al termine della riunione, momenti di tensione quando un paio di tifosi hanno avuto qualcosa da dire allo stesso Baldini e al ds Sabatini, quest'ultimo accusato di essere laziale, mentre una signora ha bloccato addirittura l'auto in mezzo alla strada per fare delle contestazioni. «Sto malissimo per questa situazione - dirà poi Sabatini -. Zeman è stato sfortunato, ma vedrete che questa storia non finirà cosi...». Attendiamo con curiosità.