Il calcio, per fortuna, non è rappresentato soltanto dai pugni alzati di gentaglia sempre pronta nel fare a botte o dalle invettive di sciagurati i quali non perdono occasione per dimostrare il proprio grado di imbecillità. Il calcio è anche il contenitore di sentimenti puliti e onesti dei quali gli stessi protagonisti del gioco si fanno portabandiera con parole ed esempi concreti. Sorsate di acqua fresca nel torrido deserto della sragione con le quali placare, di tanto in tanto, l’arsura dell’anima.

Si chiamano buoni esempi. Materiale sempre più raro che gli iscritti al “Club dei pugni” confondono con buonismo e retorica perché evidentemente soltanto attraverso la pratica della violenza, fisica o verbale, riescono a dare un senso alla propria esistenza e stemperare le proprie frustrazioni. Eppure, a conti fatti, la verità è che solamente un atteggiamento cristiano, badate non necessariamente cattolico, verso il prossimo e verso se stessi può produrre serenità e talvolta gioia. Nelle ultime ore sono accaduti tre eventi, minimali ma molto significativi, attraverso la cui lettura è possibile rendersi conto di come e di quanto quei pugni siano in grado di dischiudersi per trasformarsi da minaccioso segno di offesa in autentiche carezze. Tre uomini di calcio e di sport i protagonisti di altrettanti episodi capaci di confortare un poco e di rendere meno invasivo e contaminante il frastuono delle guerre tra bande. Dino Zoff, Gigi Buffon e Paul Pogba, i  loro nomi.

Vi pregherei di collegarvi con la Rete in modo che possiate trovare, in mezzo a tante porcherie o semplici menzogne per gonzi, tre perle di umanità spontanea e non richiesta. Sentimenti non propaganda. Sarà bello, per voi come lo è stato per me, guardare il breve filmato che mostra le immagini di Dino Zoff il quale, a settantasei anni e fisicamente in forma giovanile, allena la ragazzina e campionessa disabile di scherma Bebe Vio lanciandole la palla e attendendo la risposta. Lei, leggera come uno stupendo fenicottero, in bilico su una delle due gambe artificiali. Lui, sorridente come il nonno con la nipotina, che si pone nelle stesse condizioni della ragazza zampettando con una sola gamba. Una scena che non necessita di commenti perché da sola accarezza l’anima. Poche ore prima, sul sito della rivista Vanity Fair, era stata pubblicata per intero la lunga intervista a cuore aperto che Gigi Buffon aveva rilasciato all’inviato del giornale a Parigi. Significativo il fatto che l’ex portiere della Juventus, ora in forza al PSG, abbia scelto un media non sportivo per esternare in maniera approfondita e sincera il film della sua vita. Una successione di episodi e di emozioni che coprono l’intero percorso esistenziale di Gigi, dai giorni della sua infanzia sino a quelli del suo autunno professionale e umano. Una lunga confessione senza rete dove si dimostra che è possibile essere ultrà senza dover essere violenti oppure che ci si può anche fare le “canne” da ragazzini senza per questo cadere nella trappola della droga rifiutando le pasticche in discoteca e anche che ideologicamente è possibile schierarsi senza il bisogno di essere fascisti perché in realtà si è soltanto anarchici nel senso di libertari. Un gesto di sincerità e di onestà intellettuale che, purtroppo, è stato un poco come il classico dar da mangiare caviale ai porci. Sconfortante, infatti, la reazione delle bande dei “pugni chiusi” le quali hanno commentato l’intervista in maniera vergognosa. Unico alibi per queste persone il fatto di aver letto senza capire nulla di ciò che diceva Buffon.


Infine è bello poter dire anche di Paul Pogba e del suo piccolo amico Bryan che il giocatore aveva conosciuto durante il suo periodo torinese. Bryan, ivoriano nato in Italia e cresciuto calcisticamente nei Pulcini della Juventus, aveva un tumore di quelli che spesso non lasciano scampo. Pogba diventò il suo più caro amico oltreché idolo. Oggi il ragazzino è guarito ed ha esordito con l'Under 15. Pogba, che vive in Inghilterra ma che avrebbe tanto voglia di tornare a Torino, ha “twittato” tenere frasi per Bryan promettendogli che presto sarà da lui per vederlo giocare e per bere una cioccolata calda con la panna.


Non ci vuole poi così molto e non costa alcuna fatica essere uomini tra gli uomini, protagonisti e non, anche in questo calcio dove con un pizzico di buona volontà i pugni chiusi possono distendersi per diventare mani tese che sanno dare una carezza. O tre, come in questo caso. Alla faccia di chi straparlerà per accusarmi di retorica e di buonismo.