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Da New York al Qatar, passando per Londra, Valencia e... Castelfranco Veneto. È questo il percorso di Yunus Musah, centrocampista del Valencia e uno dei talenti più interessanti che prenderanno parte al prossimo Mondiale. Ad appena 19 anni, infatti, giocherà in Qatar con la maglia degli Stati Uniti, ma nel suo passato c'è stata tanta Italia. Per conoscere meglio la sua storia, Calciomercato.com ha intervistato l'agente di Musah, Giacomo Guidolin (nella foto insieme a Yunus e al fratello Abdul).

Guidolin, ci racconta come ha conosciuto Musah?
Lo seguo da quando aveva 12 anni. Io ero agli inizi della mia carriera da agente e vivevo a Londra. Un giorno mio fratello, che allenava nel settore giovanile del Giorgione (società dilettantistica di Castelfranco, ndr) mi disse che uno dei suoi ragazzi si stava per trasferire proprio in Inghilterra. "Guarda che viene su Yunus. Stagli dietro, è forte", mi ripeteva. Appena arrivato a Londra, si mise a giocare al parco e fu notato, nel giro di poche settimane, da Chelsea e Arsenal. Lo chiamarono entrambe per un provino, la famiglia scelse i Gunners perché vivevano a East London, da cui era più comodo raggiungere il centro sportivo.

Un predestinato, quindi. Si rese subito conto delle qualità di Musah?
Ricordo ancora le domeniche passate nel freddo sugli autobus al Nord di Londra per andare a Hale End, dove si allenano i giovani dell'Arsenal, per vedere questo ragazzino. Mi accorsi subito che era diverso dagli altri, era incredibile. Non tanto, o non solo, per le sue qualità tecniche, ma per lo spirito, il motore che aveva. Vedere ragazzini così piccoli è difficile, pensavo spesso: “Chi me lo fa fare?”. Però mi dicevo di tener duro perché sapevo che lui sarebbe venuto fuori, aveva qualcosa di speciale. Io stavo vicino alla famiglia, che da New York, dove Yunus era nato, si era trasferita prima a Castelfranco e poi proprio a Londra, e da subito con loro si è instaurato un rapporto speciale. 

Ci racconta il vostro rapporto?
Yunus è un giocatore a 360 gradi, per la sua famiglia, l'educazione che ha, è sempre sorridente. È uno spettacolo lavorarci assieme. Non ha mai chiesto niente, tutto quello che ha ottenuto è arrivato grazie al suo lavoro, io ho solo contribuito dandogli il mio aiuto. Il primo step importante per la sua crescita è stata la chiamata dell'Under 15 dell'Inghilterra, poi da lì è partita la sua crescita. 

Dopo le nazionali giovanili inglesi, la scelta degli Stati Uniti, con cui giocherà anche il Mondiale. Ci spiega come avete preso questa decisione?
Quello è stato un passaggio importante. Yunus si sente anche inglese, ha fatto tutto il percorso nelle giovanili lì, ha molti amici nelle varie nazionali. Però gli è piaciuto molto il progetto del ct statunitense Gregg Berhalter che ha costruito una nazionale multietnica, proprio come lui. Con gli Usa ha la possibilità di giocare Mondiale così giovane, ha esordito in nazionale maggiore a 17 anni, ci è stato illustrato un progetto chiaro su dove avrebbe giocato, ora è in un centrocampo con McKennie della Juventus e Tyler Adams del Leeds, i tre si completano perfettamente. La convocazione per il Mondiale è stata un'emozione fortissima, ancora oggi difficile da descrivere. Sento parlare molto di Bellingham e Musiala, ma lui ha la loro stessa età, anche se gli manca l'esperienza in Champions League.

C'è stata la possibilità di giocare per l'Italia?
Abbiamo avuto qualche contatto con la Federazione, Yunus ha anche il passaporto italiano. Ma il discorso si è fermato, la scelta è stata per gli Stati Uniti.

A livello di club, anche qui, scelte importanti: a 16 anni via dall'Arsenal per il Valencia.
Questo è stato il primo punto dove ho influito davvero: ho convinto la sua famiglia a fare la scelta giusta, avevo capito che quello era il progetto migliore per arrivare in prima squadra il prima possibile, per le sue caratteristiche di calcio, per la cultura, il modo di vivere che c'è in Spagna. Dopo l'Italia e l'Inghilterra, in Spagna sapevo che sarebbe andato alla grande: lì poteva diventare devastante. La famiglia voleva tenerlo in Inghilterra, è difficile lasciare un settore giovanile come quello dell'Arsenal. Yunus si è preso la responsabilità di questa decisione, guidato da me e da suo fratello Abdul, sempre presente, e ha voluto andare. Non ha accettato il contratto dei Gunners ed è andato via a zero. 

Musah e l'agente Guidolin all'Emirates Stadium, nel 2016.

Al Valencia ora ha trovato Rino Gattuso. Che rapporto c'è tra i due?
Stupendo. Con il mister si parlano in italiano, Gattuso lo ha messo preso la sua ala protettrice e se ne è innamorato calcisticamente. Gli sta dando quella cattiveria e consapevolezza nei suoi mezzi che gli mancavano, il coraggio di finire la giocata. Gattuso è l'allenatore perfetto per lui: gioca sempre, non lo sostituisce quasi mai. Yunus può fare tutto: il 6, l'8 e il 10, regista, mezzala e trequartista. Gli manca solo un po’ di coraggio, ma Gattuso glielo sta tirando fuori. 

Proprio Gattuso, qualche mese fa, disse di essere stato contattato da 20 squadre che gli chiedevano informazioni su Musah...
Quali siano le 20 squadre non lo so, so chi ha chiamato me. Ma per lasciare Valencia serve un progetto importante, deve andare a giocare la Champions League e le competizioni europee con continuità. 

In queste ore si parla molto di un interesse dell’Inter per Musah. C’è stato qualche contatto con i nerazzurri?
Non posso confermare o smentire in questo momento. Quello che è certo è che il Valencia ha rifiutato una proposta da 25 milioni di euro dalla Premier League in estate. Ora Yunus sta giocando titolare, va al Mondiale e lui stesso sa che può essere una vetrina importante. Lo seguono tanti grandi club, soprattutto in Serie A, dove praticamente tutte le big sono interessate.

In passato c'è stata la concreta possibilità di tornare in Italia?
Sì, la Juventus lo voleva prendere prima del Valencia. Il direttore sportivo era Paratici, che lavorava con Pablo Longoria. I bianconeri non riuscirono a strapparlo all'Arsenal, poi Longoria andò a Valencia lo portò là.

Questa è la stagione del grande salto per Musah?
Difficile dirlo ora, il Valencia ha intenzione di fare muro e non credo lo cederà per meno di 30/40 milioni la prossima estate: proveranno a tenere ancora duro, ma di fronte a certe cifre è difficile rifiutare. La scorsa estate anche il Barcellona ha fatto un sondaggio, ma non si è sviluppato il discorso. A oggi vedo la Serie A e la Premier in vantaggio per il suo futuro.