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Dopo 43 anni lascia il presidente del sindacato calciatori.
Rivera: "Io, Campana e il '68 del pallone".
Dopo 43 anni Sergio Campana lascia la presidenza del sindacato calciatori da lui stesso fondato. Il 9 maggio l'assemblea Aic nominerà il suo successore: Albertini, vicepresidente Figc, ha rinunciato alla candidatura, così in lizza restano l'ex giocatore Tommasi (favorito) e il vice di Campana, Grosso.

Ora che Sergio Campana, mister sindacato, lascia, il primo pensiero corre indietro nel tempo. Ne sono passati di anni da quando, fuori dal campo, per i calciatori le certezze erano poche o nessuna: i contratti c'erano, ma non per tutti. Ed è per quei colleghi dell'epoca senza un futuro sicuro che cominciò la nostra battaglia. Eravamo un gruppo di nazionali e, durante i ritiri azzurri, prese corpo l'idea di dar vita ad un sindacato di categoria, o meglio, ad un'associazione calciatori. Noi, un contratto lo avevamo, altri no, ma ci sembrava giusto dare un segnale forte. C'erano Mazzola, De Sisti, Bulgarelli ed altri in quelle riunioni. Mancava uno specialista che conoscesse la materia. Così ci ricordammo di un ex giocatore laureato in legge e fu facile per noi coinvolgerlo nella battaglia: quel dottore era Sergio Campana. Nacque l'Associazione Calciatori, era il luglio del ‘68, la nostra poteva apparire come una «rivoluzione» conseguenza dei tempi, ma la politica non c'entrava niente.

Quella del ‘68 fu solo una coincidenza perché l'iniziativa acquistò forza soltanto dal fatto che c'erano alcuni giocatori che non prendevano lo stipendio da febbraio, ovvero da quasi sei mesi. All'inizio la preoccupazione principale fu quella di non venire presi troppo sul serio, ma, a cancellare ogni dubbio dentro e fuori all'associazione, ci pensò l'operato del nostro presidente. Campana si calò immediatamente nel ruolo grazie alla sua professionalità e rigore morale e, da lì a poco, cominciarono le prime, dure, battaglie. Oggi ricordo le tappe della lunga marcia dei calciatori italiani, prima dall'interno, poi da osservatore. Quando partimmo nel ‘68, i giocatori erano di proprietà delle società che potevano deciderne il destino a loro piacimento: dall'81, chi gioca a pallone a livello professionistico è diventato proprietario del proprio destino senza contare che dal 28 dicembre del 2001 i giocatori hanno un posto nel Consiglio federale, ovvero nel governo del pallone. Campana ha fatto sì che passasse un'idea importante: anche i principali attori del campo si sarebbero potuti fermare per sciopero come accadde il 16 e 17 marzo del ‘96.

Uno stop per chiedere il diritto di voto e una regolamentazione della questione degli stranieri non di area comunitaria dopo l'introduzione della rivoluzionaria sentenza Bosman. Il Campana di ieri ha saputo lottare; quello di oggi anche, ma usando, alla fine, il buon senso. I tempi sono cambiati, radicalmente. E cambiato è anche l'atteggiamento dell'Associazione. Mi auguro che l'ultimo atto di mister sindacato sia quello di mettere la firma sotto al nuovo contratto collettivo di categoria dopo i veleni degli ultimi mesi. Accettare gli accordi flessibili, una parte legati ai risultati, un'altra fissa così come hanno chiesto i club, è il segnale di un'apertura che deve dare merito a chi l'associazione l'ha guidata per 43 anni solo per spirito di servizio. Grazie a Sergio Campana. E buon lavoro e in bocca al lupo al suo successore.